Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

VALENZA DI ORIGINALE DEI VERBALI DI ACCERTAMENTO DI INFRAZIONI STRADALI REDATTI IN FORMATO DIGITALE E AUTOMATIZZATO

di Luigi Foglia

[toggle Title=”Corte di Cassazione, Sezione V Penale, sentenza n. 20560 del 18 febbraio 2014″]La Corte di Cassazione penale, con sentenza 20560/2014, ha stabilito che i verbali di accertamento di infrazioni stradali redatti in formato digitale ed automatizzato (cd. “verbali digitali”), così come consentito dall’art. 383 c.d.s. (DPR 16 dicembre 1992, n. 495), mediante la creazione di file immodificabili inseriti nel sistema operativo del Comune, recanti le indicazioni di cui all’art. 3, comma 2, del D.Lgs. n. 39 del 1993, hanno valenza di originale. Non sussistono i reati di cui agli artt. 478 e 640 c.p. nella condotta dell’agente di Polizia locale, accertatore delle violazioni del codice della strada, qualora il verbale sia stato redatto in forma digitale ed egli abbia provveduto a predisporre delle copie autentiche di tali atti da notificare al trasgressore con aggravio delle spese di gestione. [/toggle]

Con ordinanza del 19 settembre 2013 il GIP del Tribunale di Busto Arsizio disponeva la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio o servizio, per mesi due, nei confronti di un agente di polizia locale del Comune di Casorate Sempione, in qualità di pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni del reato di cui all’art. 478, commi 1 e 2, c.p. perché, supponendo l’esistenza dell’originale di verbali di accertamento del codice della strada indicati nel capo d’incolpazione, per complessivi 3.972 atti, in realtà mai redatti, simulava il rilascio di copia legale conforme da notificare al trasgressore; in particolare, dopo avere omesso di redigere l’originale dei suddetti verbali di accertamento dell’infrazione stradale, provvedevano all’inserimento dei dati nel sistema in uso al Comando in tal modo emettendo false copie conformi relative ad atti pubblici inesistenti, che venivano successivamente stampati e notificati, per il tramite della ditta “incaricata del servizio”, ai responsabili delle violazioni del codice della strada; e del reato di cui all’art. 640 c.p., commi 1 e 2, e art. 61 c.p., n. 9, perché con artifici e raggiri consistiti nel rilasciare copie conformi di verbali di accertamento inesistenti, nell’indicare, nelle suddette copie “autentiche” dei verbali, importi da versare ulteriori rispetto alla sanzione, a titolo di “spese di gestione” violando il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 210, comma 4, che prevede la possibilità di addebitare in capo al trasgressore unicamente le spese di notifica ed accertamento; infine nell’addebitare al responsabile, in violazione della Delib. comunale n. 7 del 2011, in presenza di una prima notifica non andata a buon fine per cause non imputabili ai destinatari (errore targa, omessa verifica della residenza del trasgressore), il raddoppio, la triplicazione e quadruplicazione delle spese di notifica di gestione, queste ultime riferite in realtà ad attività inesistenti e mai effettuate, in tal modo procuravano un ingiusto profitto consistente nelle somme richieste al trasgressore in assenza di un valido titolo giustificativo.
In tema di sanzioni amministrative per violazioni del Codice della strada (C.d.S., D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), nel caso di contestazione non immediata della violazione, ai sensi dell’art. 201 del Codice stesso, l’art. 385 del Regolamento di esecuzione e attuazione del C.d.S. (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) stabilisce, al terzo comma, che il verbale redatto dall’organo accertatore rimane agli atti dell’ufficio o comando, mentre ai soggetti ai quali devono essere notificati gli estremi viene inviato uno degli originali o copia autenticata a cura del responsabile dello stesso ufficio o comando, e che allorquando il verbale sia stato redatto con sistema meccanizzato o di elaborazione dati, esso viene notificato con il modulo prestampato, il quale è parificato per legge in tutto e per tutto al secondo originale o alla copia autentica del verbale ed è, al pari di questi, assistito da fede privilegiata, con la conseguenza che le sue risultanze possono essere contestate solo mediante la proposizione della querela di falso.

In particolare, presso il comando di Polizia locale del comune di Casorate Sempione, veniva utilizzato uno specifico applicativo software denominato “Servizio Concilia” il quale, successivamente all’inserimento dei dati all’interno del sistema, permetteva di redigere l’atto e generarne le relative copie così da poter procedere alla loro notificazione agli interessati.
Presumendo l’invalidità di una siffatta modalità di formazione dei verbali di accertamento e, di conseguenza, l’inesistenza dell’atto pubblico presupposto per la valida creazione di copie ad esso conformi, il GIP del tribunale di Busto Arsizio aveva emanato la citata misura cautelare interdittiva ritenendo sussistente la possibile configurazione di un reato di truffa aggravata in quanto, con artifici e raggiri, venivano rilasciate copie conformi di verbali di accertamento inesistenti e, in tal senso, veniva applicata una misura interdittiva.
Ritenendo, al contrario, del tutto valida la formazione, completamente digitalizzata, di un atto pubblico e quindi, la validità delle relative copie conformi, l’indagato agente di polizia locale ha presentato ricorso avverso l’ordinanza citata.

 

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