Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

SOLLECITO DELL’UE PER INSEGNARE AI BAMBINI COMPETENZE INFORMATICHE E DI PROGRAMMAZIONE

di Francesca Panuccio Dattola

La Commissaria europea Androulla Vassiliou ha scritto una lettera ai ministri dell’Istruzione della UE, esortandoli a far sì che la scuola offra ai bambini l’opportunità di sviluppare competenze nella programmazione informatica di base. La lettera, sottoscritta anche da Neelie Kroes, vicepresidente e commissaria per l’agenda digitale, sottolinea che saper programmare aiuta a risolvere il problema della disoccupazione giovanile e della crescente carenza di competenze nel campo delle TIC cui mancheranno, entro la fine del 2020, 900.000 professionisti.

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La navigazione nel Web può aiutare a mantenere in esercizio la mente delle persone proprio perché coinvolge un numero così alto di funzioni cerebrali [1] . Le ricerche affidabili attualmente portate a compimento mostrano come alcune abilità cognitive vengono rafforzate, a volte in modo rilevante, dal nostro uso dei computer e della Rete. La ricerca sul web e il browsing rafforzano le funzioni cerebrali legate alla risoluzione rapida di problemi, in particolare quelli che implicano il riconoscimento di schemi in una confusione di dati. L’acquisizione di una maggiore familiarità con la Rete insomma, consente di concentrare l’attenzione e valutare in pochi secondi la utilità e l’affidabilità di un’informazione contenuta in una pagina web, divenendo anche in grado di costruire circuiti neutrali modificati,per favorire scatti rapidi ed efficaci di attenzione diretta [2] .

Questa premessa è necessaria,sia pure in una lettura incrociata con altri dati quali ad esempio l’età dei navigatori, il tempo trascorso dinnanzi allo strumento, per comprendere il significato della lettera inviata ai ministri dell’Unione Europea dalla Commissaria Androulla Vasilliou, membro della Commissione educazione, cultura, multilinguismo, al fine di sollecitare una programmazione informatica dei bambini che possa nascere anche prima che arrivino all’età scolare. è un segno dell’attenzione con cui il fenomeno informatico viene ormai seguito e studiato a livello europeo ed anche oltre, in una dimensione di interdisciplinarietà con altre scienze anche quella giuridica. La Commissaria europea parte dalla lettura preoccupante dei dati relativi alla incidenza della disoccupazione ed alla assenza allo stato attuale di qualificazioni professionali adeguate, segnalando come rimanere in questa situazione stagnante, produrrà in prospettiva 2020, oltre 900.000 assenze di qualifiche professionali nel settore TIC. Gli effetti negativi sul mercato del lavoro e le ricadute in termini di qualità della vita sono facilmente immaginabili. Non si tratta evidentemente di essere profeti di sventura, ma lettori attenti dei dati che sono sotto gli occhi di tutti.

In tal senso la commissaria riprende l’iniziativa Ouvrir l’éducation, presentata nel settembre 2013, che richiedeva un rafforzamento delle competenze informatiche di tutti i cittadini dell’Unione Europea e dunque anche dei bambini. Nel progetto si leggeva come le TIC, “les pratiques et les ressources éducatives libres permettent d’accroitre l‘efficacité de l’éducation en favorisant un apprentissage plus personalisé une éxperiece d’apprentissage plus bénétique et une meilleurs utilisation des ressouces. Ces mesures promouvent également l’èquité en ameliorant la disponibilitè des connaissances”. Interessante dunque e più efficace diviene pensare alla trasmissione di esperienze che nascono da un apprendimento a misura delle singole persone, per una migliore utilizzazione delle risorse, confluendo poi in esperienze didattiche e interdisciplinari.

La comunicazione dell’anno 2014 titolata “Repenser l’éducation” ha ugualmente e con più forza sottolineato le opportunità che ogni minore avrà nell’acquisire competenze sulla programmazione di base, attraverso la logica dei numeri. E tuttavia si evidenzia come la programmazione non deve riguardare solo scienze matematiche,tecnologiche, ingegneristiche, ma dovrà in maniera trasversale riguardare tutte le competenze, consentendo di acquisire capacità di analisi per la soluzione di problemi, attitudine al lavoro in rete,come laboratorio di creatività. Interessante per le aperture didattiche che propone e per le sollecitazioni che suggerisce è la Comunicazione della Commissione al parlamento europeo titolata ”Aprire l’istruzione: tecniche innovative di insegnamento e di apprendimento per tutti grazie alle nuove tecnologie e alle risorse didattiche aperte “. Partendo dalla lettura delle criticità esistenti, prima fra tutte la non utilizzazione piena delle tecnologie digitali nei sistemi di istruzione e formazione, la comunicazione ribadisce come il ruolo dell’Unione Europea è quello di proporre un’agenda digitale europea contenente modalità di apprendimento e di insegnamento innovative che dovrebbero giungere a tenere il passo con la società digitale, con ripercussioni importanti anche sull’economia. Gli obiettivi che l’agenda si propone di conseguire sono del tutto raggiungibili, purché ci si decida a compiere il salto culturale di qualità e cioè acquisire realmente e già a un’età minore, le competenze digitali. In questo senso dunque sono modalità possibili quelle di:aiutare gli istituti di istruzione, gli insegnanti e i discenti ad acquisire competenze e metodi di apprendimento digitali; sostenere lo sviluppo e la disponibilità di risorse didattiche aperte; mobilitare tutte le parti interessate al fine di modificare e rafforzare il ruolo delle tecnologie digitali negli istituti di istruzione.
Mentre nei settori dell’economia le tecnologie digitali sono pienamente integrate nel modo in cui le persone interagiscono e commerciano, non così può rilevarsi negli istituti di istruzione: pochi sono ancora gli ausili didattici, i libri di testo digitali, i software con esercizi, le trasmissioni podcast, le simulazioni o i giochi didattici digitali. La eccessiva frammentazione nei mercati si sta sviluppando nell’UE rischiando di farla rimanere indietro rispetto ai paesi che investono sulla formazione innovativa di insegnanti e studenti [3] .

I potenziali benefici della rivoluzione digitale attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nel settore dell’istruzione, sarebbero invece molteplici e avrebbero ricadute traducibili in termini di efficienza ed equità nell’ istruzione, consentendo per es. ai privati di acquisire conoscenze da fonti diverse rispetto agli insegnanti e a questi ultimi di condividere e creare contenuti con colleghi di altri paesi attingendo, rinnovando e aumentando le risorse didattiche. Si parla con sempre maggiore insistenza di interoperabilità aperta, attraverso investimenti infrastrutturali nella ricerca di condizioni uniformi, utili per tutti gli operatori. Solo innovando i sistemi di apprendimento è possibile dare impulso alla crescita nel mercato delle tecnologie didattiche, generando un offerta educativa che sostenga l’innovazione. Naturalmente le competenze digitali acquisite devono essere certificate e riconosciute, per essere spendibili nel mercato del lavoro, da parte dei docenti e in tal senso gli strumenti di convalida sono ancora inadeguati, di fronte all’emergere di un’offerta educativa molto più diversificata, attraverso la tecnologia.

Programmare significa perciò pensare in maniera organica, proporre per realizzare a lunga scadenza, partendo dalla misura bambino. Aiutare il piccolo uomo/donna ad acquisire competenze life long learning, maturando la flessibilità necessaria per aprirsi continuamente al nuovo. Non basta infatti essere nati in un’era digitale per essere competenti a livello digitale. Una spinta iniziale importante può essere la curiosità. Ogni bambino ha in sé la capacità di stupirsi, di esplorare e la ricerca sul web può essere un modo per potenziare le sue capacità naturali. è evidente che occorrerà al digital native acquisire anche gli strumenti di autotutela che il mondo adulto deve potere offrire, e in cui spesso la inadeguatezza dei rimedi e delle tutele impedisce la crescita di un’offerta educativa sostanziale. Gli strumenti esistenti e quelli che potranno essere immaginati e condivisi, devono rispettare i principi enunciati nella raccomandazione del Consiglio sulla convalida dell’apprendimento non formale e formale, per creare uno spazio europeo delle abilità e delle qualifiche cui attingere, in maniera transazionale. ©

NOTE

  1. N. Carr, Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello, Ed. Cortina, Milano 2010, 150.
  2. Gary Small, professore di psichiatria all’UCLA direttore del Memory and Aging Center studia gli effetti fisiologici e neurologici dell’uso dei media digitali ed è pervenuto a risultati importanti che dimostrano come la Rete sia causa di significativi cambiamenti (potenziamenti) a livello cerebrale.
  3. Si pensi ai paesi asiatici e agli Stati Uniti in cui i sistemi di istruzione vengono trasformati, modernizzati, nei costi e nei metodi applicativi. ◊

 


 

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