Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

PCT: DEROGA PER L’APPLICAZIONE DELLE REGOLE TECNICHE SUL DOCUMENTO INFORMATICO

di Andrea Lisi e Sarah Ungaro

Il Consiglio Nazionale Forense ha richiesto, con lettera del 30 gennaio 2015 al Ministero della Giustizia, di escludere il Processo Telematico e il regime delle notifiche a mezzo PEC non solo dall’ambito di applicazione delle nuove Regole tecniche sul documento informatico, emanate con il DPCM 13 novembre 2014, ma addirittura dal Codice dell’Amministrazione Digitale.


 

Con una lettera datata 30 gennaio 2015, il Consiglio Nazionale Forense ha inviato al Ministro della Giustizia una richiesta volta a invocare un intervento urgente al fine di evitare i “gravi disservizi” che potrebbero pregiudicare il Processo Civile Telematico in relazione alle disposizioni contenute nel DPCM 13 novembre 2014, recante le “Regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonché di formazione e conservazione dei documenti informatici delle pubbliche amministrazioni ai sensi degli articoli 20, 22, 23-bis, 23-ter, 40, comma 1, 41, e 71, comma 1, del Codice dell’Amministrazione Digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005” [1]. Il Consiglio Nazionale Forense, nello specifico, ha richiesto nella sua missiva anche di escludere il Processo Telematico e il regime delle notifiche a mezzo PEC non solo dall’ambito di applicazione delle nuove Regole tecniche sul documento informatico, emanate con il DPCM 13 novembre 2014, ma addirittura dal Codice dell’Amministrazione Digitale.

In effetti, ad avviso del CNF, visto che la normativa del DPCM “impatta anche la normativa del processo telematico introducendo formalismi nella produzione del documento informatico, delle copie informatiche e nella loro attestazione a conformità, che non si coniugano con le esigenze di semplicità, speditezza, agevole comprensibilità, che sarebbero auspicabili nell’ambito del processo”, sarebbe opportuno introdurre “adeguati correttivi normativi volti a sancire l’indipendenza della normativa PT dal CAD o, perlomeno, dalle sue regole tecniche, predisponendo un’integrazione della normativa PT che regoli esaustivamente il tema del documento informatico”.

 

Tuttavia, occorre rilevare che le resistenze del Consiglio Nazionale Forense non sono le uniche, poiché anche l’Associazione Nazionale Magistrati aveva approvato, nel maggio 2014, un documento di sintesi in ordine alle posizioni critiche emerse dal Tavolo tecnico sul processo Civile Telematic 2 . Peraltro, recentemente, anche il Tribunale di Milano – con la Sentenza del 15 gennaio 2015, n. 534 – si è dimostrato riluttante di fronte all’adozione degli strumenti telematici introdotti per digitalizzare le fasi dei procedimenti giudiziali, condannando per responsabilità processuale aggravata, ex art. 96, comma 3, c.p.c., la parte che non aveva consegnato la famigerata “copia di cortesia” 3  cartacea a seguito del corretto deposito degli atti in modalità telematica. Inoltre, risulta alquanto peculiare anche il paradosso che vede proprio i magistrati e gli avvocati – i quali dovrebbero avere un’attenzione particolare per il rispetto delle norme – ricercare degli escamotage per sottrarsialla normativa generale 4  (come noto dettata sia per le pubbliche amministrazioni, sia per i privati) che riguarda la formazione, la gestione, la copia, la trasmissione e la conservazione del documento informatico, richiedendo appositi correttivi o la predisposizione di esoneri ad hoc.

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