Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

NOVITÀ LEGISLATIVE SULLA FRODE INFORMATICA CON FURTO D’IDENTITÀ

di Michele Iaselli

Legge 15 ottobre 2013, n. 119

Il decreto legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119 ha introdotto, per la prima volta, nel codice penale, la nozione di “identità digitale”, prevedendo un’aggravante per il delitto di frode informatica (art. 640-ter), “se il fatto è commesso con sostituzione dell’identità digitale in danno di uno o più soggetti”.


 

Il decreto legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119 ha  introdotto, per la prima volta, nel codice penale, la nozione di “identità digitale”, prevedendo un’aggravante per il delitto di frode informatica (art. 640-ter), “se il fatto è commesso con furto o indebito utilizzo dell’identità digitale in danno di uno o più soggetti”. Si tratta per di più di un’aggravante a effetto speciale, in quanto prevede la pena della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 600 a euro 3.000.

Con tale prescrizione, il Parlamento ha radicalmente mutato quanto invece disposto nel decreto legge convertito ove era stato diversamente prescritto che la pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 600 a euro 3.000  “se  il  fatto  è  commesso  con  sostituzione dell’identità digitale in danno di uno o più soggetti” introducendo “la locuzione “furto o indebito utilizzo dell’identità digitale” in luogo della locuzione “sostituzione dell’identità digitale”, impiegata dal decreto-legge”.

La disposizione, quindi, introduce un’autentica novità andando a regolamentare il furto d’identità (intesa quest’ultima nella nuova accezione di identità digitale), colmando così una grave lacuna legislativa che negli ultimi tempi con l’avvento di Internet e in particolar modo del web 2.0 si stava avvertendo in modo particolare, in quanto diventava davvero difficile ed anacronistico far rientrare determinate tipologie di reato nell’ambito del Capo IV del Titolo VII del Codice penale “Dei delitti contro la fede pubblica – falsità personali”.

Rimangono, però, alcune perplessità, poiché nel caso specifico si è preferito non prevedere un’autonoma tipologia di reato, ma far rientrare il furto d’identità nell’ambito della frode informatica come particolare circostanza aggravante. Inoltre non viene data una definizione di “identità digitale” né viene chiarito come deve avvenire concretamente il furto. È opportuno, quindi, capire come nasce il furto d’identità digitale e per quale motivo viene inquadrato nell’ambito della frode informatica.

Il progressivo sviluppo delle comunicazioni elettroniche ha determinato la crescita esponenziale di nuovi servizi e tecnologie. Se ciò ha comportato, da un lato, indiscutibili vantaggi in termini di semplificazione e rapidità nel reperimento e nello scambio di informazioni fra utenti della rete Internet, dall’altro, ha provocato un enorme incremento del numero e delle tipologie di dati personali trasmessi e scambiati, nonché dei pericoli connessi al loro illecito utilizzo da parte di terzi non autorizzati. Si è così maggiormente diffusa l’esigenza di assicurare una forte tutela dei diritti e delle libertà delle persone, con particolare riferimento all’identità personale e alla vita privata degli individui che utilizzano le reti telematiche.

 

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