Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

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NEL PROCESSO PENALE LE PARTI NON POSSONO COMUNICARE TRAMITE LA PEC

di Fabrizio Corona

[toggle Title=”Corte di Cassazione, Sezione III Penale, sentenza n. 7058 dell’11 febbraio 2014 e depositata il 13 febbraio 2014″]La Corte ha affermato che nel processo penale non possono essere effettuate notificazioni e comunicazioni con le parti private mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata.[/toggle]

Per completezza, peraltro, occorre comunque precisare che, a differenza di quanto previsto per il processo civile, nel processo penale tale forma di trasmissione (la PEC), per le parti private, non sarebbe stata comunque idonea per comunicare l’impedimento”(1). È con queste parole, che la Suprema Corte di Cassazione, III sez. penale, con la sentenza n. 7058/2014 esclude l’utilizzabilità della posta elettronica certificata nel processo penale, ritenendo che allo stato attuale l’unico sistema utilizzabile sia il deposito degli atti nella cancelleria del Tribunale.

Nel caso di specie, il difensore della parte imputata in un processo penale aveva rivolto istanza di rinvio per legittimo impedimento a comparire all’udienza fissata per la trattazione del processo di appello, inviando una email con indirizzo di posta privato alla Cancelleria della Corte di Appello. Aveva, inoltre, depositato l’atto presso la cancelleria del tribunale il giorno prima della data di tale udienza.
I giudici della Corte territoriale non avevano valutato l’istanza di rinvio del difensore, pronunciando, secondo il ricorrente, una sentenza viziata da nullità assoluta. Avverso tale decisione, la parte ha proposto ricorso in Cassazione.

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, ritenendo inammissibile l’istanza di rinvio dell’udienza trasmessa a mezzo di posta elettronica, in quanto la Corte di Cassazione ha più volte affermato che è inammissibile l’istanza di rinvio dell’udienza per concomitante impegno del difensore trasmessa mediante l’impiego di mezzi tecnici che garantiscano la conoscenza dell’atto, poiché l’art. 121 c.p.p. stabilisce l’obbligo per le parti di presentare le memorie e le richieste rivolte al giudice mediante deposito in cancelleria, mentre il ricorso con mezzi tecnici che garantiscano la conoscenza dell’atto è riservato ai funzionari di cancelleria ai sensi dell’art. 150 c.p.p.
La Corte, per dissipare ogni dubbio, precisa che “a differenza di quanto previsto per il processo civile, nel processo penale tale forma di trasmissione, per le parti private, non sarebbe stata comunque idonea per comunicare l’impedimento. Ed invero, nel processo civile l’art. 366 c.p.c., comma 2, (così come previsto dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, che ha modificato la L. n. 53 del 1994), ha introdotto espressamente la PEC quale strumento utile per le notifiche degli avvocati autorizzati. Già il D.M. n. 44 del 2011 aveva disciplinato con maggiore attenzione l’invio delle comunicazioni e delle notifiche in via telematica dagli uffici giudiziari agli avvocati e agli ausiliari del giudice nel processo civile, in attuazione della L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 51. In tale contesto assume rilevanza la disposizione di cui all’art. 4 che prevede l’adozione di un servizio di posta elettronica certificata da parte del Ministero della Giustizia in quanto ai sensi di quanto disposto dalla L. n. 24 del 2010 nel processo civile e nel processo penale, tutte le comunicazioni e notificazioni per via telematica devono effettuarsi, mediante posta elettronica certificata”(2).

Inoltre, continua affermando che “Quest’ultima disposizione è stata rinnovata anche dal d.l. 18 ottobre 2012, n. 179 (“Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, in GU n.245 del 19-10-2012 – Suppl. Ordinario n. 194), entrato in vigore il 20/10/2012 e convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 (c.d. Decreto Cresci-Italia 2.0) dove all’art. 16 viene sancito, al comma 4, che “Nei procedimenti civili le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni, secondo la normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Allo stesso modo si procede per le notificazioni a persona diversa dall’imputato a norma dell’art. 148 c.p.p., comma 2 bis, artt. 149 e 150 c.p.p. e art. 151 c.p.p., comma 2. La relazione di notificazione è redatta in forma automatica dai sistemi informatici in dotazione alla cancelleria”(3).

 

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