Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

MOBILE HEALTH: PROFILI BIOGIURIDICI, BIOETICI E DI PRIVACY DELLE APP MEDICHE (II PARTE)

di Stefania Tonutti

In questa nuova era le nuove tecnologie stanno controllando la nostra società. I dispositivi soprattutto mobili sono entrati a fare parte del nostro quotidiano in modo capillare, condizionando comportamenti ed abitudini. Le applicazioni per smartphone sono destinate a crescere sempre di più ed anche in campo medico-sanitario: è giusto che le health mobile app vadano a sostituirsi alla figura del medico? È giusto che esse vengano interpretate dal singolo cittadino senza alcuna consulenza medica?


8.     Il consenso e l’autorizzazione al trattamento dei dati
Il consenso deve essere libero, specifico ed informato (ai sensi dell’art. 23 del Codice Privacy). Nel caso delle App è importante che l’utente possa scegliere se accettare o rifiutare, senza trovarsi di fronte ad un’unica opzione (che generalmente sullo schermo compare con “accetto”). In generale, per quanto riguarda i dati sensibili, fa fede l’art. 26 del nostro Codice Privacy.
Vi è però anche l’Autorizzazione al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale dell’11 dicembre 2014. Nel caso delle App mediche è da valutare se applicare tale Autorizzazione o magari chiederne una apposita al Garante, che valuterà caso per caso (nel documento EDPS non viene detto nulla a riguardo).

 

9.     L’impatto dei BIG DATA sulla mHealth
Con le App mobili i Big Data avranno un impatto fortissimo sulla società, in particolare nell’ambito della ricerca medico-scientifica: sarà possibile, ad esempio, studiare per aree geografiche malattie quali obesità, patologie cardiovascolari, depressione, ecc., desumendole dal comportamento umano, con ricadute ovviamente sia economiche che sociali (l’andamento del mercato farmacologico sarà influenzato da questi dati).

Ci sarà anche il pericolo di discriminazioni: “Se tutti i pazienti di un dato studio rimangono anonimi e non identificabili, un’azienda farmaceutica immetterà sul mercato un farmaco ad hoc il cui prezzo sarà uguale per tutti. Ora, se la medesima azienda sarà in grado di individuare – e identificare – i pazienti più facoltosi o che avranno maggior bisogno di quel farmaco, ecco che allora per questi i prezzi saranno maggiorati”.

In un’intervista pubblicata su Insights (The Information Technology Journal for Healthcare Leaders, vol. 3, no. 3) Ilona Köster-Steinebach, esperta di cura della salute, ha dichiarato che esistono due dimensioni: una individuale ed una collettiva, intimamente legate fra di loro e reciprocamente influenzabili. L’utilizzo di diverse App potrebbe un giorno separare i giovani dai vecchi, gli sportivi dai sedentari, i malati dai sani, e così via, tanto che si parla di “Sistema Grande Fratello”.

Non sono da dimenticare gli episodi, già accaduti, di discriminazione genetica da parte delle compagnie di assicurazione e/o dei datori di lavoro, che sono in grado di profilare una persona anche attraverso le App eventualmente scaricate/utilizzate. Anche le imprese di assicurazione sono infatti interessate alla materia, essendoci la possibilità di avviare la distribuzione dei cd. “prodotti digital insurance sanitari”: se il cliente deciderà di comunicare i dati raccolti dalle App anche alla compagnia assicurativa di appartenenza, potrebbero essergli stipulati dei premi delle polizze o ad hoc.

 

10.     Aspetti bioetici
Il 29 maggio 2015 il Comitato Nazionale di Bioetica ha redatto un parere dal titolo “Mobile health e applicazioni per la salute: aspetti bioetici”, nel quale si analizzano gli aspetti bioetici della mHealth.
A partire da una definizione e da una breve descrizione del fenomeno, il documento mette in evidenza le potenzialità trasformative e le opportunità di queste nuove tecnologie e si sofferma su alcuni aspetti di problematicità etica.

Nello specifico:

  • la sicurezza e l’efficacia, con riferimento alla distinzione tra applicazioni che rientrano nei dispositivi medici o che si esclude siano dispositivi medici, nel contesto della sperimentazione e validazione scientifica delle applicazioni;
  • l’uso dei dati e la privacy, con particolare attenzione nell’ambito della enorme quantità e complessità di dati, all’accesso da parte di terzi (assicuratori, datori di lavoro), alla possibilità della costituzione di “profili” degli utenti in assenza di una adeguata e trasparente informazione;
  • il consenso informato (in contrapposizione al consenso informatico), con particolare attenzione ai minori;
    la vulnerabilità tecnologica, declinata nelle diverse possibili forme di dipendenza tecnologica a livello individuale (il fenomeno del quantified self), sociale, politica ed economica;
  • l’autogestione della salute nel contesto della trasformazione del rapporto paziente/medico;
  • il divario tecnologico e le problematiche dell’equità di accesso, nel contesto delle differenze di età, di condizione socio-economica-culturale oltre che geografica.

 

Inoltre, vi è anche la questione se alcune applicazioni mHealth rientrano nella categoria dei dispositivi medici oppure no: solo nel primo caso le App, prima di essere autorizzate sul mercato, devono essere conformi alle normative vigenti europee e ai requisiti di certificazione.
Per quanto riguarda le App sulla salute, i gestori hanno l’esclusivo interesse a entrare nel mercato e non a vendere dispositivi medici. Quindi, dato che la procedura di certificazione è lunga ed onerosa, aggirano l’ostacolo presentando come semplici modalità di controllo del benessere quelli che in realtà sono veri e propri dispositivi medici. Tutto questo in assenza di valutazioni scientifiche (molto spesso le App vengono valutate in base al numero di downloads effettuati) e di sperimentazioni.

Per quanto concerne il tema della Privacy, il Comitato precisa che nel momento in cui un’applicazione viene scaricata, qualsiasi informazione può assumere rilievo e divenire discriminatoria, se collegata ad altre e utilizzata per effettuare “profili” dei singoli utenti. Attraverso la raccolta dei dati relativi alla salute, possono emergere elementi rilevanti per il mercato dei farmaci, delle prestazioni mediche, delle assicurazioni e del lavoro.

Ma nel documento si prospetta anche un altro timore: possibili discriminazioni sociali, attraverso la creazione di norme di comportamento in base a quello che viene considerato lo standard normale per tutti e che in realtà è il livello di performance stabilito dalle stesse App o da chi ne scarica determinate tipologie: una corsa al salutismo, ma anche al consumismo (pressioni del mercato ad acquistare nuove App o integratori o farmaci per migliorare le prestazioni fisiche e mentali), alla medicalizzazione (considerare la non capacità di raggiungere certi obiettivi, come una malattia che crea disagio.
L’utente (e ricordiamoci che, grazie alla diffusione degli Smartphone, le App vengono scaricate anche dai minori) non viene informato su quali e quanti dati verranno utilizzati per finalità di ricerca o marketing, su chi potrà accedere a questi dati e dove e quanto verranno conservati e da chi.

 

…continua su EDICOLEA

 


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