Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

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LE NOTIFICAZIONI A PERSONA DIVERSA DALL’IMPUTATO O INDAGATO ESEGUITE VIA PEC

di Antonio Di Tullio D’Elisiis

Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza ud. 26 giugno 2015 (dep. 22 luglio 2015), n. 32243

“Anche dopo l’entrata in vigore del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, e relativa conversione in legge, sono valide le notificazioni a persona diversa dall’imputato o indagato eseguite per via telematica, ai sensi del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, e relativa conversione in legge, dagli Uffici giudiziari già autorizzati dal decreto 1 ottobre 2012 del Ministro della Giustizia”.

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1.     Introduzione

Come è noto, con l’introduzione dell’art. 51 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, conv. con modificazioni nella L. 6 agosto 2008, n. 133, il cui art. 51, così come successivamente novellato dal D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, art. 4, comma 3, lett. a), conv. con modificazioni nella L. 22 febbraio 2010, n. 124, venne disposto che “1. A decorrere dal quindicesimo giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dei decreti di cui al comma 2, negli uffici giudiziari indicati negli stessi decreti, le notificazioni e le comunicazioni di cui all’art. 170 c.p.c., comma 1, la notificazione di cui all’art. 192 c.p.c., comma 1 e ogni altra comunicazione al consulente sono effettuate per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata di cui al D.L. 29 novembre 2008, n. 185, art. 16, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 gennaio 2009, n. 2. Allo stesso modo si procede per le notificazioni e le comunicazioni previste dal R.D. 16 marzo 1942, n. 267, e per le notificazioni a persona diversa dall’imputato a norma dell’art. 148 c.p.c., comma 2-bis, artt. 149 e 150 c.p.c. e art. 151 c.p.c., comma 2. La notificazione o comunicazione che contiene dati sensibili è effettuata solo per estratto con contestuale messa a disposizione, sul sito internet individuato dall’amministrazione, dell’atto integrale cui il destinatario accede mediante gli strumenti di cui al D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, art. 64. 2. Con uno o più decreti aventi natura non regolamentare, da adottarsi entro il 1 settembre 2010, sentiti l’Avvocatura generale dello Stato, il Consiglio nazionale forense ed i consigli dell’ordine degli avvocati interessati, il Ministro della giustizia, previa verifica, accerta la funzionalità dei servizi di comunicazione, individuando gli uffici giudiziari nei quali trovano applicazione le disposizioni di cui al comma 1. 3. A decorrere dalla data fissata ai sensi del comma 1, le notificazioni e comunicazioni nel corso del procedimento alle parti che non hanno provveduto ad istituire e comunicare l’indirizzo elettronico di cui al medesimo comma, sono fatte presso la cancelleria o segreteria dell’ufficio giudiziario”.
Successivamente è intervenuta la L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 19, punto 1, lett. a) e b), che ha inserito nel summenzionato art. 16, comma 9, del D.L. n. 221 una nuova lett. c- bis), del seguente tenore: “9. Le disposizioni dei commi da 4 a 8 acquistano efficacia: (…) c-bis) a decorrere dal 15 dicembre 2014 per le notificazioni a persona diversa dall’imputato a norma dell’art. 148 c.p.p., comma 2- bis, artt. 149 e 150 c.p.p. e art. 151 c.p.p., comma 2, nei procedimenti dinanzi ai tribunali e alle corti di appello…”.

Alla luce di questi diversi passaggi normativi succeduti nel tempo, non essendo stato fatto alcun riferimento ai procedimenti incardinati prima della sua entrata in vigore, la questione che si pone, pure alla luce di quanto dedotto dall’Ufficio Massimario penale della Cassazione nella rel. n 66/14, è se, per effetto della modifica dell’art. 16, comma 9, del d.l. n. 179 del 2012, e, quindi, della previsione del termine del 15 dicembre 2014, la efficacia delle norme che prevedono la possibilità di procedere alla notificazione degli atti in via telematica a persona diversa dall’imputato sia per tutti gli uffici giudiziari differita alla scadenza del termine indicato, ovvero se, per gli uffici giudiziari per i quali il Decreto ministeriale attuativo non regolamentare era già stato emesso prima della previsione di detto termine, le notificazioni per via telematica degli atti continuino ad essere possibili.

 

2.     Il caso concreto

Il tema trattato dalle Sezioni Unite afferiva lo specifico caso in cui si era venuto a trovare l’ufficio giudiziario di Torino. Difatti, in quel distretto giudiziario, dopo che entrò in vigore la modifica dell’art. 51 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, conv. con modificazioni nella L. 6 agosto 2008, n. 133, per effetto dell’art. 4, co. 3, lett. a) del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, conv. con modificazioni nella L. 6 agosto 2008, n. 133, e una volta emanato, in data 12 settembre 2012, il decreto del Ministero della Giustizia riguardante l’”avvio delle comunicazioni e notificazioni per via telematica presso il Tribunale e la Procura di Torino – settore penale -”, con questo secondo provvedimento, si autorizzava l’Ufficio giudiziario piemontese ad effettuare per via telematica le notifiche indirizzate a soggetti diversi dall’imputato, ai sensi dell’art. 148 c.p.p., comma 2 bis, artt. 149 e 150 c.p.p. e art. 151 c.p.p., comma 2.
Il problema pratico che ne scaturisce è dunque quello di stabilire se la norma, che consentiva di utilizzare lo strumento telematico per le notifiche relative ai procedimenti penali, soltanto a partire dal 15 dicembre 2014, debba trovare applicazione anche nei riguardi di quegli Uffici giudiziari che, come nel caso del Tribunale di Torino, siano stati autorizzati a ricorrere al mezzo comunicativo in discorso con decreto ministeriale emanato sulla base della disciplina legislativa previgente, ossia sulla base del D.L. n. 112 del 2008, art. 51.
Infatti, nel caso di specie, per un verso, la notifica al difensore del decreto di fissazione dell’udienza dinanzi al Tribunale era avvenuta ben prima del 15 dicembre 2014 in quanto l’udienza stessa era fissata per il 21 marzo di quell’anno, per altro verso, il giudice non aveva disposto che la notifica del decreto in parola fosse effettuata con il “mezzo tecnico idoneo” rappresentato dallo strumento telematico, come consentito dall’art. 148 c.p.p., comma 2- bis, c.p.p.

3.     Le considerazioni giuridiche prospettate nell’ordinanza di rimessione

La Corte di Cassazione, sez. II, nell’ordinanza di rimessione n. 16634 del 10 aprile del 2015, ha evidenziato innanzitutto la sussistenza di un indirizzo interpretativo, cristallizzato nella pronuncia n. 32340 del 9 luglio del 2014 emesso sempre dalla Sez. II, secondo cui deve essere data una interpretazione letterale del comma 9, lett. c- bis), del sopracitato art. 16, e dunque deve stimarsi impossibile effettuare le notifiche via P.E.C. prima del 15 dicembre 2014 in assenza di un espresso provvedimento giudiziario assunto ex art. 148 c.p.p., comma 2-bis.
Tuttavia, la Corte di Cassazione, nell’ordinanza di rimessione, pur prendendo atto di come, a favore di questo orientamento nomofilattico, militassero alcuni indubitabili elementi testuali (esempio: il summenzionato D.L. n. 179 del 2012, art. 16, comma 9 non opera alcuna espressa distinzione, per ciò che concerne l’applicazione della lett. c-bis, tra Uffici giudiziari già autorizzati, sotto la vigenza della normativa posta dal precedente D.L. n. 112 del 2008, ad utilizzare la posta elettronica certificata ed Uffici privi di questa preventiva autorizzazione ministeriale), ha messo in risalto taluni profili di criticità logica – giuridica come, ad esempio, problemi di ragionevolezza e di coerenza ordinamentale dalla differenziazione, nell’ambito degli stessi Uffici già autorizzati, tra notifiche inerenti ai procedimenti civili e notifiche in materia penale.

Al contempo, questo autorevole Consesso ha elaborato una diversa tesi ermeneutica la quale, “andando oltre la mera littera legis, limiti l’applicazione del D.L. n. 179 del 2012, art. 16, comma 9, lett. c-bis), ai soli Uffici giudiziari non autorizzati all’impiego della posta elettronica certificata con decreto ministeriale emanato, sulla base della disciplina prevista dal D.L. n. 112 del 2008, art. 51, anteriormente all’entrata in vigore del D.L. n. 179 del 2012”, consentiva “di ritenere che la possibilità di procedere alla notificazione degli atti in via telematica a persona diversa dall’imputato non sia stata differita alla data del 15 dicembre 2014, per gli uffici giudiziari per i quali il Decreto ministeriale attuativo non regolamentare era già stato emesso prima della previsione del suddetto termine” e ciò “prescindere da ogni ulteriore valutazione in ordine all’applicabilità, in questo caso, dell’art. 148, comma 2 bis, cod. proc. pen., laddove il decreto ministeriale sia già stato emanato, in considerazione della già accertata idoneità del mezzo utilizzato rispetto allo scopo perseguito”.
Pur aderendo a questo secondo filone interpretativo, la Corte di Cassazione ha reputato opportuno però che su tale problematica giuridica intervenissero le Sezioni Unite “dal momento che il contrasto giurisprudenziale (…) si concretizzerebbe non solo all’interno della stessa Sezione, ma si inserirebbe nell’ambito del medesimo procedimento penale, che si riferisce alla medesima misura cautelare”.

4.     La soluzione offerta dalle Sezioni Unite

Le Sezioni Unite, dopo aver espressamente chiarito l’“oggetto del contendere” nei seguenti termini secondo cui “ci si deve pronunciare sulla validità delle notificazioni effettuate dai predetti uffici torinesi in forza del “vecchio” decreto ministeriale (in data 12 settembre 2012), anche dopo la emanazione del “nuovo” e prima del 15 dicembre 2014”, sono giunte ad affermare che, anche “dopo l’entrata in vigore del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, e relativa conversione in legge, sono valide le notificazioni a persona diversa dall’imputato o indagato eseguite per via telematica, ai sensi del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, e relativa conversione in legge, dagli Uffici giudiziari già autorizzati dal decreto 1 ottobre 2012 del Ministro della Giustizia”, sulla scorta delle seguenti considerazioni.

La Corte è addivenuta a postulare tale assunto giuridico alla luce della natura e dell’efficacia dei decreti ministeriali non regolamentari con i quali la competente autorità amministrativa accerta e certifica la idoneità degli impianti esistenti in determinati uffici giudiziari. Difatti, la Cassazione, una volta preso atto che queste fonti del diritto non sono “atti a contenuto normativo”, è giunta alla conclusione secondo la quale essi, avendo una natura meramente “dichiarativa e funzione, appunto, ricognitiva e accertativa”, non possono ritenersi “abrogabili” posto che, in presenza di un decreto ministeriale, che sancisce l’idoneità dell’impianto, emanato in forza di una disposizione normativa, “l’esito di tale accertamento costituisce un dato di fatto che rispecchia una situazione del mondo fenomenico che non appare passibile di abrogazione”.
In particolare, i giudici di Piazza Cavour hanno rilevato che se è vero come non possa “esservi dubbio che un decreto ministeriale a contenuto regolamentare non possa sopravvivere al testo legislativo per la cui attuazione è stato emanato o dal quale comunque è legittimato”, è altrettanto vero che “appare difficile sostenere che un impianto giudicato idoneo (e tale dichiarato con atto amministrativo dalla competente autorità), perda tale idoneità (…) perchè la fonte normativa che, a suo tempo, aveva autorizzato la predetta autorità all’accertamento sia stata abrogata”.

È chiaro, di conseguenza, seguendo il ragionamento decisorio intrapreso dalla Corte, che se sicuramente non può disporsi una notifica alla luce di un decreto ministeriale attuativo di una normativa non più in vigore, deve escludersi al contempo che si possa formulare una medesima valutazione allorchè sia stata disposta una notifica secondo quanto previsto da un decreto ministeriale attuativo di una normativa all’epoca vigente.
La Cassazione, inoltre, per superare un criterio ermeneutico invece fondato sulla mera interpretazione letterale del dato normativo, ha fatto presente – atteso che “la giurisprudenza della Corte di cassazione non ha mai dubitato che, ad esempio, espressioni ben più ampie che caratterizzano talune “norme aperte” (anche norme incriminatrici) possano essere lette nel senso di includere nella previsione del legislatore gli strumenti telematici, anche se non esplicitamente indicati dalla littera legis” – che “saggiamente, tanto il Costituente, quanto il legislatore non hanno ritenuto opportuno elencare “i mezzi tecnici idonei” alla trasmissione di notizie (ma anche di opinioni, concetti e critiche), vincolando l’interprete nel recinto di un numerus clausus, ma, in considerazione della imprevedibilità (e della celerità) del progresso tecnologico, hanno preferito elaborare categorie generali (quale appunto quella dei “mezzi tecnici idonei” dell’art. 148 c.p.p., comma 2 bis, e gli altri sopra ricordati), lasciando all’interprete il compito di verificare se, alla luce delle nuove e continue innovazioni tecniche e alla immissione sul mercato di nuovi strumenti comunicativi, la fattispecie concreta possa essere ricondotta a quella astratta prevista dalla norma” in guisa tale che “se pure non fossero mai state emanate le disposizioni normative sopra più volte richiamate (D.L. n. 112 del 2008, convertito dalla L. n. 133 del 2008, D.L. n. 179 del 2012, convertito dalla L. n. 245 del 2012, L. n. 221 del 2012), già la ricordata disposizione del vigente codice di rito avrebbe consentito (a far tempo dalla introduzione dell’art. 148, comma 2 bis, vale a dire sin dal 2001) la notificazione al difensore tramite P.E.C.” “stante l’esplicito dettato dell’art. 148 comma 2-bis del codice di rito e – oltretutto – il chiarissimo dictum della sentenza delle Sezioni Unite n. 28451 del 28/04/2011, omissis, Rv 250121, per la quale la notificazione alla parte privata, se deve essere eseguita mediante consegna al difensore, ben può essere eseguita tanto a con l’uso del telefax, quanto con l’uso di altri mezzi idonei a norma dell’art. 148 c.p.p., comma 2 bis”.

Di conseguenza, nel declinare il principio di diritto suesposto al caso concreto sottoposto al suo vaglio giurisdizionale, la Corte di Cassazione è giunta a formulare i seguenti criteri ermeneutici: “a) le notifiche al difensore ben possono essere effettuate con (qualsiasi) strumento idoneo sin dalla data di entrata in vigore della L. n. 438 del 2001, (che ha introdotto l’art. 148, comma 2 bis, del codice di rito); b) tale strumento idoneo, limitatamente al Tribunale e alla Procura di Torino è costituito anche dalla P.E.C., a far tempo dal giorno 1 ottobre 2012, in forza del decreto ministeriale 12 settembre 2012; c) a far tempo dalla medesima data e sempre con riferimento ai due sopra indicati Uffici giudiziari piemontesi, le notifiche possono essere effettuate tramite P.E.C., oltre che ai difensori, a tutti gli altri soggetti diversi dall’imputato/indagato”.

 

5.     Conclusioni

L’opzione interpretativa elaborata dalle Sezioni Unite nella pronuncia in commento si palesa del tutto condivisibile. Difatti, le argomentazioni ivi addotte (e riassunte nel precedente paragrafo) si pongono perfettamente in linea con quanto rilevato dall’Ufficio del Massimario penale della Cassazione nella relazione n. 66/14 in cui veniva valorizzata la fondatezza di questo approccio interpretativo stante “la idoneità funzionale dell’ufficio a procedere alla notificazione degli atti in via telematica era già stata vagliata positivamente in occasione della emissione del Decreto ministeriale non regolamentare, (avvenuta, è vero, prima della entrata in vigore del d.l. n. 179 del 2012, ma pur sempre in relazione ad un quadro normativo – quello del d.l. n. 112 del 2008- del tutto sovrapponibile), sicchè non dovrebbero sussistere ragioni per differenziare l’efficacia delle norme sulla notificazione degli atti per via telematica tra i procedimenti penali pendenti e gli omologhi procedimenti civili”.
Più in particolare, come rilevato in questa stessa relazione, una “tale interpretazione avrebbe il vantaggio di evitare sul piano sistematico le conseguenze, non propriamente conformi al principio di conservazione degli atti, cui si perverrebbe ove si ritenesse che il termine di efficacia del 15 dicembre 2014 per le norme sulle notificazioni telematiche sia riferibile anche agli uffici giudiziari per i quali dette norme erano già efficaci e che, per un lungo periodo di tempo, abbiano già eseguito la notificazione degli atti per via telematica”.

La Cassazione, invece, nella pronuncia in argomento, non ha trattato altre problematiche che potrebbe insorgere per effetto di questi ripetuti interventi legislativi (in quanto non prospettati nell’ordinanza di rimessione).
Uno di questi casi potrebbe essere ad esempio quello in cui il Decreto ministeriale sia stato emesso dopo la modifica dell’art. 16, comma 9, del d.l. n. 179 – ad opera della legge n. 228 del 2012- ma prima del 15 dicembre 2014; ebbene, a fronte di tale quesito, l’Ufficio del Massimario penale ha ritenuto “ragionevole ritenere che l’efficacia delle norme sulla notificazione degli atti per via telematica decorrerà dal 15 dicembre 2014”. Un altro caso, viceversa, potrebbe essere quello in cui il Decreto ministeriale non sia eventualmente emesso alla data del 15 dicembre 2014.

L’Ufficio del Massimario, a questo proposito, ha prospettato le seguenti ipotesi interpretative:

  • “per effetto del decorso del termine del 15 dicembre, quanto meno per i Tribunali e le Corti di appello, non sia più necessaria l’emanazione del decreto ministeriale attestante la idoneità funzionale dei servizi di comunicazione”;
  • “le norme sulla notificazione degli atti per via telematica saranno efficaci a seguito della emissione dei singoli decreti ministeriali non regolamentari con i quali verrà attestata la idoneità funzionale dei servizi di comunicazione dei singoli uffici giudiziari”.

Gli esempi appena citati testimoniano come il tema, affrontato dalla Corte di Cassazione nella pronuncia in argomento, rappresenti solo uno tra quelli che potrebbero emergere nel futuro laddove se ne presentasse in sede giudiziaria l’occasione. Non è quindi da escludersi che le Sezioni Unite possano essere nuovamente investite da ordinanze di rimessione riguardanti a casi analoghi a quelli esaminati poco prima. ©

 


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