Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

LA DIGITALIZZAZIONE COME COSTO O COME OPPORTUNITÀ PER LE AZIENDE. L’EUROPA VISTA DALL’ITALIA

di Salvatore Esposito

[five_sixth][toggle Title=”Abstract”]Le grandi innovazioni tecniche e normative avvenute negli ultimi cinque anni nel progetto Italiano ed Europeo nello sviluppo della ”Agenda Digitale” stanno trasformando radicalmente l’economia e la società, innescando una nuova rivoluzione digitale. L’analisi si articola secondo una logica consolidata di multicanalità mettendo a confronto molteplici logiche di approfondimento, partendo dai mezzi a disposizione delle imprese italiane per affrontare le sfide che l’ancora difficile congiuntura economica pone al sistema produttivo: la formazione, l’innovazione, l’internazionalizzazione e naturalmente la digitalizzazione.[/toggle][/five_sixth]

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1. Premessa
L’osservatorio permanente “Ricerca & Sviluppo” del gruppo BM&PLANETA ha compiuto un’analisi dell’impatto che gli ultimi sviluppi della normativa hanno avuto sulle piccole e medie imprese italiane, portando avanti anche un confronto con le imprese che sviluppano il loro giro di affari in Europa.

2. Obiettivo
Obiettivo della ricerca è quello di aprire una piccola finestra sulle PMI e grandi imprese per verificare quale opportunità di crescita la digitalizzazione possa rappresentare per il sistema produttivo e per quelle aziende che operano in Italia e all’estero. La domanda è se l’Italia è in competizione con l’Europa oppure contro la crisi è ancora possibile e allettante unire le forze per intraprendere una nuova attività, puntando su buone idee che arrivino dal mondo innovativo della digitalizzazione.

3. Risultati della ricerca
Il cammino dell’osservatorio “Ricerca & Sviluppo”, intrapreso tre anni fa da BM&PLANETA, fornisce un utile strumento per confrontarsi col mercato e per trovare la giusta armonia tra la domanda e l’offerta.
Le grandi innovazioni tecniche e normative degli ultimi cinque anni, legate al progetto italiano ed europeo dell’ ”Agenda Digitale”, stanno trasformando radicalmente l’economia e la società, innescando una nuova rivoluzione digitale. L’analisi dell’osservatorio si articola secondo una logica consolidata di multicanalità, mettendo a confronto molteplici logiche di approfondimento, partendo dai mezzi che le imprese italiane hanno a disposizione per affrontare le sfide che la difficile congiuntura economica pone al sistema produttivo: la formazione, l’innovazione e naturalmente la digitalizzazione.

L’idea che ha animato BM&PLANETA, così come tutti i partner qualificati che si sono adoperati per la stesura della ricerca, è stata quella di mantenere un filo conduttore con le precedenti ricerche e analisi di mercato. L’analisi, secondo un metodo consolidato, si è avvalso di 430 interviste avvenute per via telematica e telefonica e ha riguardato piccoli e medi imprenditori italiani che svolgono la loro attività produttiva e commerciale nell’area europea. La ricerca è stata arricchita anche da interviste a campione a grandi imprese. I temi approfonditi hanno consentito di restituire la percezione che il sistema imprenditoriale ha dei cambiamenti che la Digitalizzazione sta realizzando nel tessuto vitale e produttivo.

4. Considerazioni generali sulla ricerca
Il mercato digitale viaggia velocemente e costringe l’imprenditoria italiana a compiere scelte immediate ma con uno sguardo al futuro, a maggior ragione se ci si confronta col mercato europeo. Per tale motivo alle considerazioni sotto riportate deve essere dato un margine di variabilità, perché alcuni macro-dati e previsioni seguono la velocità di cambiamento che caratterizza la “digital economy”.

5. Considerazioni su dati statistici
L’economia rappresentata dalle imprese “digitali” in Italia è pari al 15-20% del totale mentre l’Europa ha un trend che si va a posizionare al 30 -35%, con una conseguente crescita anche dei relativi posti di lavoro. Questo significa che le imprese europee, se vogliono essere competitive col mondo dell’imprenditoria extra europea, devono colmare le carenze strutturali e investire nel “digitale”, per accelerare l’acquisizione e condivisione dell’informazione intesa come “dato trasparente”. Quindi bisogna superare le classifiche fatte di statistiche e opinioni e avviare un confronto vero che veda le piccole e medie aziende impegnarsi e perseguire gli obiettivi attraverso l’Economia Digitale.

La nuova economia – i segnali sono già tangibili – ha bisogno di informazioni veloci, sicure e sempre fruibili attraverso strumenti semplici e trasportabili come lo smartphone o il tablet. Se i mercati finanziari nel 2012 hanno dato segnali di stabilizzazione, per il 2013, malgrado piccoli segnali positivi, permane ancora una “crisi dell’ottimismo” per le piccole e medie imprese europee. Se però abbandoniamo le statistiche e ci basiamo, invece, sull’esperienza diretta, notiamo una vivacità e un ottimismo nelle aziende più strutturate che si ripercuote positivamente sul numero dei dipendenti e sulla classe di fatturato. È importante anche sottolineare che l’analisi di confronto tra le imprese italiane ed europee evidenzia maggiore ottimismo da parte delle piccole e medie imprese, che sia per l’Italia che per l’Europa rappresentano ancora la base del tessuto economico.
Approfondendo il tema della digitalizzazione emerge che gli imprenditori non hanno abbandonato la fiducia e continuano a investire su tecnologie avanzate per la gestione della loro attività. Da questo punto di vista, è confortante sottolineare che sia le piccole sia le medie imprese si dichiarano molto più fiduciose se utilizzano tecnologie digitali e, tra queste, in particolare, l’e-commerce.

L’esame delle interviste mostra alcune interessanti nuove tendenze di cui la digitalizzazione è la grande protagonista: dalla strategia di personalizzazione delle soluzioni in house o in outsourcing, sino alla capacità di creare un legame sempre più forte tra fornitore e fruitore del servizio, così come fra gli stessi fornitori di soluzioni. La “digitalizzazione globale produttiva e amministrativa” sta portando alla diffusione crescente di neonate e innovative realtà imprenditoriali come le “start-up”.

I dati raccolti danno poi un forte segnale: la digitalizzazione, sia in Italia che in Europa, è vista come un potente fattore di sviluppo, ma i suoi effetti sulla crescita e sulla produttività non sono ancora unificati e ogni Paese sta facendo esperienze diverse.
In Italia l’economia digitale appare meno sviluppata rispetto ad altri paesi europei e grazie alla ricerca abbiamo individuato le seguenti motivazioni per questo divario: agevolazione negli investimenti, risorse umane, semplificazione della normativa.

In ogni caso il sondaggio dimostra che sono sempre le imprese a essere un importante collettore attraverso il quale la digitalizzazione si ripercuote sulla produttività del “Sistema Paese”. Un altro elemento riscontrato durante il sondaggio riguarda l’incidenza della copertura della banda larga che è considerata discriminante per lo sviluppo digitale e in particolare in Italia genera un divario tra Nord e Sud. Ancora una volta, purtroppo, il sondaggio fa emergere che tra i maggiori ostacoli allo sviluppo dell’economia digitale c’è la convinzione ancora diffusa che il “digitale” non sia un’opportunità di crescita per le aziende quanto un costo. Nonostante tutto, comunque, in Italia si profila un giustificato ottimismo alimentato recentemente anche dal “Decreto Crescita”.

Ascoltando attentamente le considerazioni degli imprenditori intervistati, inoltre, si percepisce, laddove sussistono i presupposti, una forte volontà di internazionalizzazione del business basata sull’innovazione tecnologica e sulla condivisione delle informazioni. Soprattutto le piccole e medie imprese stanno consolidando la propria attività oltre confine e sono sempre più richieste scelte comuni che puntino alla standardizzazione dei processi.

6. L’Europa vista dall’Italia
L’Italia rispetto all’Europa ha una cultura del “digitale” più radicata, ma negli ultimi anni abbiamo assistito a uno stallo e soprattutto c’è un gap sulla standardizzazione dei processi. Si stanno creando diversi tavoli istituzionali internazionali ma manca un “collettore istituzionale” che metta a fattore comune gli sforzi nazionali. Intanto, bisogna costatare un’accelerazione da parte di alcuni paesi europei, proprio grazie alla sensibilità dei rispettivi governi che li sta portando a bruciare le tappe verso l’obiettivo della “new digital economy”. Dai dati ufficiali possiamo definire una sorta di classifica che non vede più l’Italia ai primi posti.
Il nostro Paese, infatti, ha accumulato un notevole ritardo che potrà essere colmato con scelte coraggiose, creando un’attività trasversale e non dipendente dai ricambi politici e questo soprattutto per le scelte strategiche che riguardano la Pubblica Amministrazione la quale, nel bene o nel male, rappresenta l’elemento catalizzatore di questa nuova economia.
Per uno sviluppo più concreto e diffuso della “new digital economy“ sono necessarie scelte attive da parte di tutti gli stati membri e alcuni segnali lasciano ben sperare. Come esempio per tutti possiamo citare la Svezia che sta investendo pesantemente sulla banda larga con un piano programmato di investimenti pari a 56 milioni entro la fine del 2014 (fonti ufficiali). Così pure la Germania, che sta realizzando un piano di investimenti a favore della digitalizzazione delle piccole e medie aziende creando, per i prossimi cinque anni, i presupposti per nuovi posti di lavoro grazie alla galassia dell’ICT.

In Italia di banda larga si parla tanto ma si agisce poco, mentre con scelte più coraggiose potremmo trasformare questo gap con gli altri paesi in un’occasione di crescita, dando ossigeno alla produzione: ci sono tanti italiani che non si sono mai avvicinati a Internet, ci sono tante imprese che non vendono ancora online, la banda larga è poco diffusa, questo è un problema ma è al tempo stesso un’opportunità. Speriamo che l’Italia presto ricominci a rincorrere i paesi più “virtuosi”. Qualche segnale positivo, come abbiamo già affermato, c’è, tant’è che negli ultimi due anni molte cose sono state fatte, non ultimo il “Decreto del fare” che, con l’“Agenda Digitale Italiana”, dovrebbe portarci verso una politica industriale più innovativa. C’è da sperare, quindi, che finalmente gli investimenti nelle infrastrutture tecnologiche possano diventare un “piano strategico” per il nostro Paese.

7. Conclusioni
Quello che viene fuori dal sondaggio non è una sorpresa ma sicuramente è interessante. C’è una forte richiesta da parte degli imprenditori di un aiuto per migliorarsi e realizzare progetti innovativi, magari con un sostegno economico dello Stato e dell’Europa.
La voglia di scommettere su un nuovo futuro è il messaggio che arriva proprio dalle piccole aziende a respiro europeo: bisogna quindi rafforzare l’economia che punta sulla piccola e media azienda, quello che tutto il mondo riconosce come “il modello Italiano”.

I suggerimenti che vengono avanzati sono:
idee globalizzate e distribuite in aziende collegate in una rete condivisa;
formazione per ogni imprenditore sia al business classico che a quello digitale;
un piano italiano, meglio ancora se europeo, per finanziare le idee e le piccole imprese innovative;
incentivi fiscali alle aziende che credono nell’innovazione digitale;
osservatori europei che siano in grado di tracciare le linee guida per chi vuole fare “impresa digitale”;
aiuti culturali per uscire dall’individualismo nazionale.

Insomma i responsabili dei Governi nazionali ed europei dovrebbero ritornare a finanziare i “sogni” per far rinascere dei nuovi Bill Gates e Steve Jobs. ©

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