Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

IL PROGETTO DI RICERCA EUROPEO CEEDS – COLLECTIVE EXPERIENCE OF EMPATHIC DATA SYSTEMS: UN NUOVO MODO DI STUDIARE I MEGADATI

di Corrado Randaccio

[toggle Title=”Abstract”]In una società chiamata a misurarsi con dati sempre più numerosi e complessi, i ricercatori dell’UE, con il progetto di ricerca CEEDS – Collective Experience of Empathic Data Systems, hanno deciso di rivolgersi al subconscio per dipanare l’enorme matassa di informazioni disponibili.[/toggle]

I dati rappresentano oggigiorno un fattore essenziale dell’economia e delle società moderne, alla pari delle categorie classiche delle risorse umane e finanziarie. Attualmente gli analisti sono chiamati a misurarsi con vastissimi flussi di dati, tra i quali rovistare alla disperata ricerca di soluzioni efficaci per i problemi che affliggono la società moderna.
Il progressivo aumento della dimensione dei dataset(1), che costituisce un insieme di dati strutturati in forma relazionale, è legato alla necessità di analisi su un unico insieme di dati, con l’obiettivo di estrarre informazioni aggiuntive rispetto a quelle che si potrebbero ottenere analizzando piccole serie, con la stessa quantità totale di dati. Ad esempio, l’analisi per sondare gli “umori” dei mercati e del commercio, e quindi del trend complessivo della società e del fiume di informazioni che viaggiano e transitano attraverso Internet.
Big data è il termine per descrivere una raccolta di dataset così grande e complessa da richiedere strumenti differenti da quelli tradizionali, in tutte le fasi del processo: dall’acquisizione, alla curation, passando per condivisione, analisi e visualizzazione.
Che si tratti di informazioni geografiche, statistiche, meteorologiche, di ricerca, sui trasporti, relative ai consumi energetici o sanitarie, il bisogno di dare un senso ai “megadati” promuove l’innovazione tecnologica e lo sviluppo di nuovi strumenti e competenze.

Tradizionalmente l’analisi dei dati era un processo “manuale” e l’analista doveva avere famigliarità sia con i dati sia con i metodi della statistica: egli stesso agiva come un sofisticato processore di queries (domande), mentre l’elaboratore elettronico era solo un sostegno per il calcolo. Tale strategia, di fronte alla crescita dimensionale degli archivi di dati, era destinata a fallire. Di conseguenza si è costituita ed è cresciuta costantemente una comunità di ricercatori e professionisti interessati al problema dell’analisi automatica di grandi quantità di dati.
L’abilità di analizzare e sfruttare database enormi è in ritardo rispetto all’abilità di raccogliere e memorizzare i dati. Una nuova generazione di tecniche e strumenti computazionali è di conseguenza necessaria per agevolare l’estrazione di conoscenza (informazioni significative) dagli archivi di dati. È questa infatti una delle principali sfide affrontate nel nuovo programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea.
La Commissione europea e l’industria europea dei dati si sono impegnati a investire 2,5 miliardi di euro in un partenariato pubblico-privato (PPP) per rafforzare il settore dei dati e porre l’Europa in prima linea nella competizione globale sulla gestione dei dati.
Gestire i megadati potrebbe significare: fino al 30% del mercato mondiale dei dati a disposizione dei fornitori europei; 100.000 nuovi posti di lavoro connessi ai dati in Europa entro il 2020; 10% in meno di consumi energetici, migliore assistenza sanitaria e macchinari industriali più redditizi.

Un memorandum d’intesa per la costituzione del PPP sui megadati è stato firmato da Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea, e da Jan Sundelin, presidente della Big Data Value Association, per conto di società quali ATOS, Nokia Solutions and Networks, Orange, SAP, Siemens e di istituti di ricerca come il Fraunhofer e il centro di ricerca tedesco sull’intelligenza artificiale. L’UE ha stanziato più di 500 milioni di euro di fondi del programma Horizon 2020 per 5 anni (2016-2020), cui dovrebbero corrispondere investimenti dei partner privati pari ad almeno il quadruplo (2 miliardi di euro).
Il PPP contribuirà a incanalare gli sforzi del settore pubblico, dei privati e del mondo accademico verso la ricerca e l’innovazione a favore di idee rivoluzionarie sui megadati in settori quali l’energia, la manifattura e la salute, per offrire servizi come la medicina su misura, la logistica degli alimenti e l’analisi predittiva. Attuando la sua agenda strategica per la ricerca e l’innovazione e convogliando il sostegno di Horizon 2020 sulle priorità comuni, il PPP rafforzerà la comunità dei megadati europea e contribuirà a gettare le fondamenta di quella che sarà in futuro la fiorente economia basata sui dati.

 

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