Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

IL DSE E L’IMPORTANZA DEL CONSENSO: IL GARANTE PRIVACY INTERVIENE ANCORA

di Stefania Tonutti

Un excursus normativo dall’intervento, nel 2009, del Garante per la Protezione dei Dati Personali con le “Linee Guida in tema di Fse e di dossier sanitario” fino alla Legge 9 agosto 2013, n. 98. Ciò che emerge è una conoscenza imprecisa della differenza fra dossier sanitario e fascicolo sanitario elettronico ed a prova di questo vengono presi in considerazione ben 4 provvedimenti del Garante con i quali sono state rilevate violazioni relativamente alle modalità di funzionamento dei sistemi informativi di archiviazione e refertazione delle prestazioni sanitarie erogate da varie aziende.


 

La protezione del dato sanitario è diventata assolutamente necessaria, anzi, prioritaria. A rafforzare questa sua importanza è anche il fenomeno della digitalizzazione, che da tempo ha investito i dati sanitari (e non solo). Uno degli aspetti di questo “evento” è l’implementazione dei sistemi di gestione dei dati posti in essere dalle aziende sanitarie, concretizzatasi nella creazione del Fascicolo Sanitario Elettronico. Due le parole chiave che caratterizzano il FSE: raccolta (ed archiviazione) dei dati e delle informazioni ad essi relative, e condivisione (e comunicazione) di tali dati.

Nel 2009, mancando una norma di riferimento, il Garante è intervenuto con le “Linee Guida in tema di Fse e di dossier sanitario” (reperibili sul sito web del Garante, doc web n. 1634116 – 16 luglio 2009): da quel giorno di strada ne è stata fatta, fino al marzo 2014, quando sono state presentate dall’AGID le “Linee guida per la presentazione dei piani di progetto regionali per la realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico” (reperibili all’indirizzo www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&id=2141), frutto del lavoro congiunto svolto dal Tavolo tecnico appositamente costituito, coordinato dall’Agenzia per l’Italia Digitale e dal Ministero della salute, nel quale sono stati coinvolti attivamente i rappresentanti delle Regioni, del Ministero dell’economia e delle finanze, del Garante privacy e il CNR, per analizzare gli aspetti tecnici, normativi e procedurali e disegnare gli scenari di riferimento nella progettazione.

Tali linee guida, oltre che fornire istruzioni per la compilazione e la presentazione dei progetti (che le Regioni e le Province Autonome dovevano predisporre entro il 30 giugno 2014) individuavano anche alcuni primi indicatori di monitoraggio sullo stato di avanzamento dei lavori. Le successive modifiche introdotte poi al D.L. 179/2012 con il D.L. 69/2013, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia” (convertito, con modificazioni, dalla L. 9 agosto 2013, n. 98), hanno stabilito quale termine per l’attivazione del FSE il 30 giugno 2015.
Nonostante la fervida attività informativa, nel corso degli ultimi due anni il Garante ha dovuto gestire numerose segnalazioni relative ad anomalie e scorrettezze nei sistemi applicativi per la gestione amministrativa e clinica della documentazione sanitaria dei pazienti in varie strutture ospedaliere. Ciò che emerge è una mancanza di conoscenza delle caratteristiche che un dossier sanitario elettronico deve avere per essere definito tale.

Ad oggi si sono susseguiti ben 4 provvedimenti (doc web n. 2284708; doc web n. 3325808; doc web n. 3570631; doc web n. 3725976, emessi fra gennaio 2013 e dicembre 2014 e reperibili sul sito del Garante) con i quali sono state rilevate violazioni in materia di protezione dei dati personali relativamente alle modalità di funzionamento dei sistemi informativi di archiviazione e refertazione delle prestazioni sanitarie erogate da varie aziende.

Sono infatti pervenute all’Autorità delle segnalazioni che lamentavano anomalie ed illiceità nella gestione di tali sistemi, configurati in modo da consentire ad ogni medico ed operatore sanitario di accedere non solo ai referti dei propri pazienti, ma anche a quelli di qualsiasi persona che avesse effettuato un esame clinico (anche pregresso) presso quelle strutture. Tramite un unico profilo di autorizzazione era possibile consultare e stampare, senza alcuna limitazione, tutti i dati sanitari presenti nel dossier, comprese informazioni relative ad aspetti molto delicati della sfera privata dell’individuo, quali, ad esempio, quelle connesse ad accertamenti di sieropositività, IVG, uso di sostanze stupefacenti, etc. (in relazioni alle quali il Garante ha posto specifiche disposizioni a tutela della riservatezza, al punto 5 delle predette Linee Guida del 2009); risultava inoltre, dalle ispezioni effettuate in loco, che non era stato richiesto uno specifico consenso all’interessato per la costruzione del relativo dossier sanitario e non era stata comunicata nemmeno la possibilità di oscurare taluni dati (il cd. oscuramento, come indicato al punto 3 delle Linee Guida del Garante).

 

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