Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

GOOGLE TRANSPARENCY REPORT: ITALIA 5a NELLE RICHIESTE DI RIMOZIONE DELLE URL

di Fabrizio Corona

Esistono alcuni casi in cui Google rimuove i contenuti dalla sua Ricerca, come ad esempio le immagini pedopornografiche oppure i contenuti di cui è stata richiesta la rimozione tramite richieste di tipo legale, come ad esempio le notifiche di violazione del copyright che soddisfano i requisiti del Digital Millennium Copyright Act (Legge statunitense sul copyright). Secondo il “Google Transparency Report”, l’Italia risulta essere in 5a posizione nel numero di richieste di rimozione delle Url.


 

Nella sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea n°C-131/12, che ha determinato la rimozione su Google ed altri motori di ricerca di specifici risultati,  lo spagnolo Costeja Gonzalez proponeva reclamo dinanzi all’AEPD (Agencia Espanola de Proteccion de Datos, il Garante Privacy spagnolo) contro La Vanguardia, Google Spain e Google Inc., lamentando che nell’indice del motore di ricerca di Google erano presenti link verso il quotidiano La Vanguardia, nelle cui pagine, risalenti al 1998, figurava un annuncio per la vendita all’asta di immobili in relazione ad un pignoramento per la riscossione coattiva di crediti previdenziali. Su ricorso dell’interessato, l’AEPD, aveva ordinato a Google di rimuovere i dati in questione dai risultati generati attraverso il motore di ricerca.  Google aveva rifiutato di ottemperare alla richiesta rilevando, tra l’altro, come l’intervento imposto dall’AEPD potesse configurare un’indebita compromissione della libertà di espressione dei gestori di siti Internet.

Con la Sentenza la Corte di Giustizia ha affermato che costituisce “trattamento di dati personali” l’attività di un motore di ricerca consistente nel trovare informazioni pubblicate o inserite da terzi su Internet, nell’indicizzarle in modo automatico, nel memorizzarle temporaneamente e, infine, nel metterle a disposizione degli utenti di Internet secondo un determinato ordine di preferenza, qualora tali informazioni contengano dati personali. La Corte ha altresì affermato che il gestore di un motore di ricerca è obbligato a sopprimere, dall’elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, alcuni link verso pagine web pubblicate da terzi e contenenti informazioni relative a questa persona, anche nel caso in cui tale nome o tali informazioni non vengano previamente o simultaneamente cancellati dalle pagine web di cui trattasi, e ciò anche nel caso in cui la loro pubblicazione su tali pagine web sia di per sé lecita. La Corte ha precisato che la persona interessata può rivolgere domande siffatte direttamente al gestore del motore di ricerca che deve in tal caso procedere ad un debito esame della loro fondatezza. In caso di mancato riscontro a tali richieste, l’interessato può adire l’autorità di controllo o l’autorità giudiziaria affinché queste effettuino le verifiche necessarie e ordinino al suddetto gestore l’adozione di misure precise conseguenti.

1.     Risultati di ricerca che si desidera vengano rimossi dall’elenco di risultati generato durante la ricerca del nome
La suddetta Sentenza ha, pertanto, disposto che i singoli individui possono chiedere ai motori di ricerca di rimuovere specifici risultati che appaiono effettuando una ricerca con il proprio nome, qualora tali risultati siano relativi all’interessato e risultino obsoleti. Un risultato può essere considerato obsoleto quando la tutela dei dati personali dell’interessato prevale rispetto all’interesse pubblico ed alla conoscenza della notizia cui tale risultato rimanda.
Nella pagina internet https://support.google.com/legal/contact/lr_eudpa?product=websearch il motore di ricerca Google, spiega in modo dettagliato, come effettuare una richiesta di rimozione dei risultati di ricerca ai sensi della legge europea per la protezione dei dati personali e fornisce il relativo modulo che deve essere compilato.

Nella medesima pagina specifica che, per questo tipo di richieste, la Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea chiede ai motori di ricerca di bilanciare i diritti alla privacy della persona con il diritto di rendere accessibili le informazioni e con l’interesse del pubblico di trovarle. Durante la valutazione della richiesta è necessario stabilire se i risultati includono informazioni obsolete sull’utente e se le informazioni sono di interesse pubblico.

 

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