Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

Giurisprudenza

 

In totale sono stati pubblicati 5 articoli nella sezione “Giurisprudenza”, di seguito elencati dal più recente:

contraffazione CONTRAFFAZIONE DEL MARCHIO ON-LINE E COMPETENZA TERRITORIALE -
di Claudio Cazzolla (N. II_MMXVI)
Tribunale di Torino, Ordinanza del 16/01/2016. In tema di contraffazione di marchio posta in essere tramite un sito web, l’art. 120 del C.P.I. non può consentire l’instaurazione del relativo procedimento giurisdizionale presso qualsiasi foro nazionale alla luce della a-territorialità di Internet, ma, per dare certezza e prevedibilità alla regola, va interpretato nel senso che tale norma deroga alle regole generali della competenza per consentire il radicamento della causa nel luogo ove essa abbia un effettivo legame.
firma_digitale LA SENTENZA REDATTA IN FORMATO ELETTRONICO CON FIRMA DIGITALE NON È AFFETTA DA NULLITÀ -
di Elena Bassoli (N. I_MMXVI)
Corte di Cassazione, Sezione III Civile, sentenza n. 22871 del 12 febbraio 2015 e depositata il 10 novembre 2015. La sentenza redatta in formato elettronico dal giudice e da questi sottoscritta con firma digitale, ai sensi dell’art. 15 del d.m. 21 febbraio 2011, n. 44, non è affetta da nullità per difetto di sottoscrizione, attesa l’applicabilità al processo civile del cd. “Codice dell’amministrazione digitale”.
giu AD UN FORNITORE DI ACCESSO A INTERNET PUÒ ESSERE ORDINATO DI BLOCCARE L’ACCESSO AD UN SITO WEB CHE VIOLA IL DIRITTO D’AUTORE -
di Michele Iaselli (N. IV_MMXV)
Corte di giustizia dell’Unione europea,sentenza nella causa C-314/12 del 27 marzo 2014. Un soggetto che mette a disposizione del pubblico su un sito Internet materiali protetti senza l’accordo del titolare di diritti utilizza i servizi della società che fornisce l’accesso ad Internet ai soggetti che consultano tali materiali. Pertanto, un fornitore di accesso ad Internet che consente ai suoi abbonati l’accesso a materiali protetti messi a disposizione del pubblico su Internet da un terzo è un intermediario i cui servizi sono utilizzati per violare un diritto d’autore.
Speciale-Volontariato CONSENTITO ALL’ENTE LOCALE DI AVVALERSI DI LAVORO PRESTATO GRATUITAMENTE IN REGIME VOLONTARIO -
di Francesca Panuccio Dattola (N. III_MMXV)
Corte dei Conti, Sezione Regionale di controllo per la Lombardia, parere n. 192 dell’11 maggio 2015. La questione posta alla Corte dei Conti riguarda la legittima assunzione da parte di un Comune degli oneri relativi alla stipulazione di “apposite polizze per garantire ai volontari adeguata copertura assicurativa contro infortuni, malattie connesse allo svolgimento dell’attività e per la responsabilità civile”. Il parere tre origine infatti dal fatto che “molto spesso cittadini singoli chiedono di poter prestare servizio volontario a titolo individuale a favore del Comune in diversi ambiti: biblioteca, uffici, tenuta del verde, manutenzione edifici ecc.”. Nel complesso normativo di riferimento la Corte intende sottolineare il concetto per cui il “volontariato possa rendere i propri servizi attraverso prestazioni personali, volontarie e gratuite, individualmente o in gruppi, con assoluta preminenza delle finalità che debbono informare l’attività di volontariato sulla forma giuridica degli organismi a cui singoli volontari aderiscono; ben potendo a quest’ultimo riguardo, e con riferimento al particolare caso in esame, esercitarsi, nei limiti sopra indicati, l’autonomia normativa, in forma regolamentare, costituzionalmente riconosciuta ai comuni”.
spid-digitale-identita TAR LAZIO: ANNULLATO IL DECRETO DEL DPCM SULLO SPID -
di Simonetta Zingarelli (N. III_MMXV)
TAR per il Lazio, Sezione Prima, sentenza n.9951 del 17 giugno 2015 e depositata il 21 luglio 2015. La prima sezione del TAR del Lazio ha accolto il ricorso delle associazioni Assintel e Assoprovider (Confcommercio), ed ha annullato in parte in sede di merito il Decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri del 24 ottobre 2014, pubblicato sulla G.U. n. 285 del 9 dicembre 2014, relativo al Sistema di identificazione pubblica SPID. In particolare, nella sentenza si legge: “la previsione, tra i requisiti per l’accreditamento dei gestori dell’identità digitale, del possesso di capitale sociale di 5 milioni di euro non è basata su alcuna percepibile caratteristica tecnica e/o organizzativa del servizio né è ricavabile da alcuna fonte normativa di grado superiore.”
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