Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

Editoriale – Social media, fobia dello spam e difesa della privacy: orientiamoci con giudizio

di Andrea Lisi e Silvia Riezzo

Dicendo che il nostro Paese ha un leggero ritardo nel processo di digitalizzazione rispetto agli altri Paesi europei sappiamo di non affermare nulla di nuovo e originale. Un settore nel quale, invece, sembra che i nostri connazionali siano quasi al passo con la media europea, rischiando anche di passare in testa, è quello dei social media.

Infatti, a fronte di una penetrazione Internet di dieci punti percentuale inferiore rispetto al trend europeo (58% invece che 68%), in Italia la penetrazione dei social network è del 42% rispetto al 40% della media, e il nostro è uno dei paesi in Europa dove si spende più tempo sui social media, ben 2 ore, circa mezz’ora in più al giorno rispetto alla media europea(1).
Gli italiani sono “innamorati” di Facebook, Twitter, Linkedin, Google plus (solo per citare alcuni dei social più utilizzati), che sempre più frequentemente non sono solo strumenti per uso privato, ma anche mezzi immediati per comunicare il proprio business, fidelizzare i clienti, cercare lavoro, ampliare i propri contatti o, nel caso della PA, rendere più semplice e istantanea la comunicazione “pubblica amministrazione – cittadino”.

Il modo in cui gli italiani sembrano avvicinarsi a questi canali appare però un misto incoerente di eccessivo entusiasmo e faciloneria da un lato, soggezione, paura e scarsa comprensione dall’altro: spesso si passa, infatti, senza soluzione di continuità, dal mettere in bacheca – come dire in piazza – senza remore momenti privati della propria vita e avere delle impostazioni privacy a dir poco lasche, ad avere un forte pregiudizio (se non reazioni di rabbia inconsulta) nei confronti di azioni comunicative nate sui social che sono invece del tutto legittime e non assimilabili al famigerato “spam”.

Anche il Garante Privacy nelle sue interessanti e recentissime “Linee Guida in materia di attività promozionale e di contrasto allo spam” (4 luglio 2013) ha precisato ad esempio, che “per quanto riguarda i fan della pagina di un’impresa o i follower di un determinato marchio, personaggio, prodotto o servizio, l’invio di comunicazione promozionale riguardante un determinato marchio, prodotto o servizio, effettuato dall’impresa a cui fa riferimento la relativa pagina, può considerarsi lecita se dal contesto o dalle modalità di funzionamento del social network, anche sulla base delle informazioni fornite, può evincersi in modo inequivocabile che l’interessato abbia in tal modo voluto manifestare anche la volontà di fornire il proprio consenso alla ricezione di messaggi promozionali da parte di quella determinata impresa. Se invece l’interessato si cancella dal gruppo, oppure smette di “seguire” quel marchio o quel personaggio, o comunque si oppone ad eventuali ulteriori comunicazioni promozionali, il successivo invio di messaggi promozionali sarà illecito, con le relative conseguenze sanzionatorie”.

I social quindi possono essere senza peccato strumenti di comunicazione commerciale, a patto che questa si svolga secondo precisi parametri, a maggior ragione, poi, se si tratta di una comunicazione B2B (ovvero business to business) e non B2C (business to customer). Infatti, il Codice per la protezione dei dati personali oggi è ben coordinato con la normativa sui servizi della Società dell’informazione (d. lgs. 70/2003) e l’art. 130 del Codice della privacy ne fa espresso rinvio. In particolare, una comunicazione corretta e trasparente che sfrutti i contatti professionali acquisiti in ambiente social (ad esempio, via Linkedin che è un business-oriented social networking service) deve essere in linea con gli articoli 8, 9 e 10 del d. lgs. 70/2003. E, più in particolare, si ricorda quanto è precisato nell’art. 9 dove espressamente si prevede che “fatti salvi gli obblighi previsti dal decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 185 e dal decreto legislativo 13 maggio 1998, n. 171, le comunicazioni commerciali non sollecitate trasmesse da un prestatore per posta elettronica devono, in modo chiaro e inequivocabile, essere identificate come tali fin dal momento in cui il destinatario le riceve e contenere l’indicazione che il destinatario del messaggio può opporsi al ricevimento in futuro di tali comunicazioni”. Quindi, i contatti acquisiti in ambiente di social business ben possono essere utilizzati per inviare nostre informazioni commerciali, purché tutto si svolga con chiarezza e trasparenza e garantendo sempre agli interessati la possibilità di opporsi in futuro all’invio di ulteriori comunicazioni di questo tipo.

Dovremmo, quindi, cercare di non avere sui social degli atteggiamenti tanto divergenti da quelli che abbiamo nella comunicazione interpersonale, tenendo certo presente che se siamo in contatto con 1000 persone i nostri gesti e le nostre parole avranno un’eco differente. Facciamo un esempio: in un normale incontro di lavoro uno dei gesti più diffusi è lo scambio di biglietti da visita, primo semplice step per intavolare un rapporto comunicativo. Dando il mio biglietto da visita di certo mi aspetto, anzi di più, desidero di essere contattato, acconsento a che ciò accada e se mi dovesse arrivare una mail informativa non urlerei di certo allo spam.

Nello stesso modo, richiedere o accettare il contatto in un canale “business-oriented” come Linkedin non è molto di più né molto di meno dello scambiarsi i biglietti da visita e presentarsi e non c’è nulla di irregolare o criminale se in seguito a questa “connessione” mi verrà inviata una email di presentazione. Impariamo a difendere la nostra privacy rinforzando i veri punti di debolezza ai quali spesso diamo poca attenzione (impostazioni privacy, password, foto personali etc.) e per il resto cerchiamo di utilizzare con equilibrio e serenità i social network, che non sono in re ipsa né buoni né cattivi, ma mezzi che sta a noi orientare con giudizio.

NOTE
1. http://www.wired.it/internet/social-network/2014/02/17/lo-scenario-social-digital-e-mobile-europa-e-italia/


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