Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

Editoriale: Per un lieto finale è tutta questione di tempismo

di Andrea Lisi e Silvia Riezzo

[dropcaps style=”fancy”]I[/dropcaps]l tempismo può essere il fattore determinante nello svolgimento di una storia, ciò che stabilisce la sua evoluzione verso il lieto fine o la tragedia, in quel preciso momento in cui la vicenda è a un bivio e tutto ancora potrebbe accadere. Pensiamo a cosa sarebbe stato se Ulisse non avesse accecato, al momento giusto, il monocolo Polifemo, se Frodo non fosse giunto a gettare l’anello nel Monte Fato prima che i suoi compagni venissero affettati dagli orchi, se il Conte di Montecristo non si fosse rapidamente sostituito al cadavere dell’abate Faria prima dell’arrivo dei becchini, guadagnandosi così la sospirata libertà.
La storia sarebbe andata in modo molto diverso, con l’occasione di vittoria o riscatto malamente sfumata.

E proprio il tempismo non sembra essere una dote squisitamente italiana, dal momento che spesso, pur partendo in alcuni settori con largo anticipo, riusciamo a farci sorpassare e a rimanere indietro, imbrigliati in lungaggini senza fine. Nella “storia” dell’innovazione digitale, per esempio, non si può certo dire che il nostro Paese non sia partito in tempo, visto che si parla di digitalizzazione dei documenti amministrativi già dal 1993 e di buone intenzioni ce ne sono state tante, a partire da Bassanini con le sue leggi realmente rivoluzionarie, fino ad arrivare al Codice dell’Amministrazione Digitale.
Eppure la nostra amministrazione pubblica (ultimamente non certo aiutata in modo concreto da chi legifera in perenne frettolosa confusione) sembra non tenere il passo con l’innovazione e gli obiettivi segnalati dall’Agenda Digitale e, tolta qualche brillante eccezione che comunque c’è e che ci rende fieri, nel suo complesso non pare adeguata ad affrontare con disinvoltura e prontezza il delicato passaggio dalla carta al bit.

Tempismo, quindi, una dote che deve possedere la nostra pubblica amministrazione per sfruttare a suo vantaggio (e quindi a vantaggio dei cittadini) la grande occasione che l’innovazione offre, ma ancor prima il Legislatore, che deve fornire quanto prima agli operatori della PA (e non solo), dalle mani dei quali passerà fattivamente questa rivoluzione digitale, tutti gli strumenti necessari per attuarla e farlo al meglio.
E se pensiamo agli strumenti fondamentali per una corretta gestione e conservazione digitale dei nostri documenti, il nostro pensiero vola rapidamente alle Regole tecniche, che si attendono ormai da due anni e senza le quali i processi digitali a cui saranno demandati i nostri dati rischiano di avere le caratteristiche dell’incertezza, della provvisorietà e della disomogeneità.

A maggior ragione sorprende, allora, che a Regole tecniche non ancora promulgate l’attenzione del Legislatore si volga altrove, verso interventi forse inessenziali. Recentemente, infatti, con intenzioni sicuramente lodevoli, il Legislatore ha modificato, con l’art. 14 del Decreto Fare, l’art. 47 del CAD, escludendo l’uso del fax nelle comunicazioni della PA a causa della inidoneità di tale strumento ad accertare la provenienza della comunicazione.
Mettendo da parte solo per un attimo il fatto, comunque rilevante, che l’art. 14 è stato formulato in maniera un po’ imprecisa, lasciando spazio a interpretazioni differenti, c’è da chiedersi se “staccare la spina” al fax e catalogarlo a priori come strumento vetusto in quanto “produttore di carta” significhi davvero contribuire a innovare la PA.

Forti di una presa di coscienza ormai diffusa sulla necessità di sostituire processi digitali a quelli cartacei per guadagnare in efficienza, velocità, ed economicità dovremmo (e in primis dovrebbe farlo il nostro legislatore), in verità, stare attenti a non demonizzare questo o quell’altro strumento, quasi fossero gli unici colpevoli di una digitalizzazione che procede ancora a singhiozzo: rischieremmo altrimenti tra poco di mandare al rogo anche la povera stampante!
Il telefax, poi, è nello specifico uno strumento (almeno nelle sue nuove fattezze di server fax) che non merita il bando dagli uffici della PA, dal momento che consente l’invio di documenti digitalizzati: anziché metterlo in pensione, quindi, si può imporre alle PA di usarlo in modo diverso, acquisendo i documenti solo nel loro formato immagine, senza stamparli.

Cerchiamo di risolvere allora problemi più urgenti e di dimensioni macroscopiche, come appunto la mancanza delle Regole tecniche, che costituiscono la base su cui la PA potrà poi costruire dei processi digitali validi e sicuri. A tal proposito l’organizzazione Stati Generali della Memoria Digitale, promossa da ANORC con la collaborazione delle principali associazioni e organizzazioni italiane interessate alla materia, ha lanciato una petizione online per raccogliere 1000 firme a sostegno dell’emanazione delle Regole tecniche, da sottoporre poi alle autorità competenti (www.memoriadigitale.eu).

Altra problematica urgente e per la quale è preoccupante che non esista un piano programmatico del Governo, è poi la formazione degli operatori della PA: a cosa serve, infatti, mettergli in mano tecnologie più avanzate (qualora ci siano i fondi per farlo) se molti di loro non sanno come utilizzarle e posseggono poca o nessuna dimestichezza coi mezzi informatici?
Questi sono, a nostro parere, i grossi nodi da sciogliere tempestivamente per rendere possibile il percorso della digitalizzazione, rispetto ai quali non bisogna divagare né prendere tempo: altrimenti si rischia che la storia vada diversamente da come deve andare, magari con Ulisse mangiato da Polifemo a colazione, Sauron dominatore della Terra di Mezzo e il Conte di Montecristo morto in carcere di vecchiaia.

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