Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

DIRITTO ALL’OBLIO e DIRITTO DI CRONACA: IL CASO DI GOOGLE

di Claudio Cazzolla

Garante della privacy –  Provvedimento del 18 dicembre 2014 [doc. web n. 3736353]

Gli utenti non possono ottenere da Google la cancellazione dai risultati di ricerca di una notizia che li riguarda se si tratta di un fatto recente e di rilevante interesse pubblico: il diritto all’oblio, infatti, deve essere bilanciato con il diritto di cronaca. Questa la decisione del Garante Privacy, che ha respinto il ricorso di una persona che contestava la decisione del motore di ricerca di non deindicizzare un articolo che riferiva di un’inchiesta giudiziaria in cui risultava implicata.


La decisione del 18 dicembre 2014, emanata dall’Autorità garante per la protezione dei dati personali si inserisce tra i più recenti autorevoli provvedimenti riguardanti il c.d. diritto all’oblio.

Il caso sottoposto all’Autorità, aveva ad oggetto un ricorso contro Google Italy s.r.l. finalizzato alla “deindicizzazione” della URL 1  o all’adozione di ogni altra misura idonea ad evitare che, tra i risultati di una ricerca effettuata digitando il nominativo del ricorrente, fosse visualizzato il nome del titolare dei dati immediatamente associato ad un procedimento di indagine giudiziaria per gravi delitti commessi nel territorio di Taranto.
Google Italy s.r.l. (società resistente) si difendeva adducendo la sua carenza di legittimazione passiva, dichiarando che essa si limitava a svolgere in Italia una mera attività di marketing per conto di Google Inc..

Nel merito, adduceva la mancanza dei presupposti per l’esercizio del diritto all’oblio, primo tra tutti il “trascorrere del tempo” e, comunque, di aver previamente comunicato al ricorrente un invito ad utilizzare lo strumento specifico – accessibile dalla pagina https://support.google.com/legal/contact/lr_eudpa?product=websearch&hl=it – creato da Google Inc. per rendere possibile una gestione corretta e rapida delle richieste di rimozione che Google, da maggio 2014, dopo il noto caso “Google Spain” (sul quale torneremo), sta ricevendo ogni giorno dagli utenti europei.
L’utente, ancora, lamentava che lo “snippet” 2  legato all’indicizzazione dell’articolo in parola, lo danneggiava poiché gli utenti di internet fossero stati fuorviati e indotti a pensare che lo stesso ricorrente fosse stato indagato per uno dei più gravi reati oggetto dell’inchiesta o addirittura sottoposto a custodia cautelare, mentre egli avrebbe rivestito una “posizione di assoluta marginalità” nella vicenda.

Al riguardo, la difesa Google, rispondeva che il motore di ricerca (Web Search), una volta inserita la domanda di ricerca (c.d. query) mediante la digitazione della “parola chiave” all’interno della stringa di ricerca, dà automaticamente come risultato l’elenco di tutte le pagine web esistenti, il cui contenuto risulti attinente alla parola chiave inserita come criterio di ricerca.

La decisione dell’Autorità può essere sintetizzata nei seguenti punti:

  • Google Italy s.r.l. rappresenta in Italia la società Google Inc., essa, pertanto, ai sensi dell’art. 5 del Codice (D.Lgs. 196/2003) ha legittimazione passiva;
  • la richiesta del ricorrente di deindicizzazione della URL non veniva accolta per mancanza dei presupposti stabiliti per l’esercizio del diritto all’oblio;
  • riguardo allo “snippet” dell’articolo in questione, l’Autorità riconosceva il diritto del ricorrente (art. 7, del Codice) al corretto trattamento dei propri dati e, poneva a carico della società resistente l’obbligo di liquidare la somma di € 200,00 a titolo di contributo delle spese procedimentali sostenute dal ricorrente.

Detto questo ci sono alcune considerazioni da fare sulla correttezza del ragionamento seguito nel provvedimento in esame.

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