Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

APPUNTI IN TEMA DI CONDIVISIONE DEL PATRIMONIO INFORMATIVO PUBBLICO E OPEN DATA

di Sarah Ungaro e Saveria Coronese

[toggle Title=”Abstract”]Predisporre il libero utilizzo e riutilizzo di alcuni dati giova all’azione amministrativa e al rapporto fra cittadini e pubbliche amministrazioni in termini di maggiore trasparenza, sinonimo di accrescimento della responsabilità nella PA e di una partecipazione più attiva dei cittadini nei processi decisionali delle amministrazioni pubbliche.
Sul tema risulta, però, fondamentale tenere distinta la condivisione delle banche dati pubbliche tra pubbliche amministrazioni (che perseguono tutte esclusivamente finalità istituzionali) dal rilascio dei dati pubblici in modalità open data per il libero e gratuito utilizzo da parte di cittadini e imprese (anche per finalità commerciali).[/toggle]

Gli Open data, tematica particolarmente discussa nell’ultimo periodo, rappresentano uno dei pilastri dell’innovazione delle pubbliche amministrazioni. Predisporre il libero utilizzo e riutilizzo di alcuni dati giova all’azione amministrativa e al rapporto fra cittadini e pubbliche amministrazioni in termini di maggiore trasparenza, sinonimo di accrescimento della responsabilità nella PA e di una partecipazione più attiva dei cittadini nei processi decisionali delle amministrazioni pubbliche.
Si punta, quindi, alla valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, ma sul tema risulta fondamentale tenere distinta la condivisione delle banche dati pubbliche tra pubbliche amministrazioni (che perseguono tutte esclusivamente finalità istituzionali) dal rilascio dei dati pubblici in modalità open data per il libero e gratuito utilizzo da parte di cittadini e imprese (anche per finalità commerciali).

Per quanto attiene alla condivisione del patrimonio informativo delle pubbliche amministrazioni è stata emanata la recente Legge 11 agosto 2014, n. 114, che ha convertito il D.L. del 24 giugno 2014, n. 90, recante “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”.
Tali norme (che disciplinano sulle tematiche già oggetto delle Linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico(1) allegate alla Determinazione Commissariale del 26 giugno 2014, n. 95, emanate dall’Agenzia per l’Italia Digitale) hanno sostituito lo strumento delle convenzioni tra amministrazioni pubbliche(2) e hanno istituito un catalogo nazionale tenuto dall’Agenzia per l’Italia digitale al fine di consentire alle amministrazioni pubbliche di accedere alle basi di dati condivise.

Tra gli articoli principali del D.L. 90/2014 emerge l’art. 24-quater, comma 2(3), il quale stabilisce che i soggetti elencati all’art. 2, comma 2, del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD, D.Lgs. 82/2005) devono comunicare all’Agenzia per l’Italia Digitale l’elenco della basi di dati che hanno in gestione e degli applicativi utilizzati, esclusivamente in modalità telematica(4).
I suddetti obblighi vengono ripresi dal comma 1 dell’art. 24-quinquies del D. L. 90/2014, che ha sostituito il comma 2 dell’art. 58 del Codice dell’Amministrazione Digitale.
Nel caso delle convenzioni era l’ente titolare della banca dati che disciplinava direttamente le modalità attraverso le quali le altre amministrazioni potevano accedere ai dati, disponendo le misure alle quali sottoporre la condivisione dei dati a seconda della loro natura comune, sensibile o ultra-sensibile, nonché degli scopi in vista dei quali gli stessi erano stati raccolti e gestiti. Inoltre, le convenzioni in questione possedevano anche valenza di autorizzazione ai sensi dell’art. 43, comma 2, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, il quale impone all’amministrazione certificante che vuole effettuare l’accesso diretto ai propri archivi di rilasciare all’amministrazione procedente un’apposita autorizzazione comprensiva dei limiti e delle condizioni di accesso che assicurano la riservatezza dei dati personali ai sensi della normativa vigente.

Per altro verso, la riforma predispone in capo all’Agenzia per l’Italia digitale non solo il dovere di delineare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di conversione del D.L. 90/2014, gli standard di comunicazione e le regole generali alle quali le pubbliche amministrazioni si devono attenere per accedere alle banche dati presenti nel catalogo, ma anche il compito di predisporre quali tutele siano applicabili in considerazione della tipologia dei dati resi disponibili.

Le citate Linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico emanate dall’Agenzia per l’Italia digitale rilevano anche per due altri aspetti, ossia la delucidazione delle differenze che intercorrono fra rilascio dei dati aperti e messa a disposizione online in un portale di dati pubblici da un lato e fra condivisione dei dati e dati di tipo aperto dall’altro. Infatti, mentre la condivisione di dati si riferisce a ben precisi contesti (quali pubbliche amministrazioni oppure enti con finalità pubbliche), scopi e insieme di dati (tra i quali rientrano anche i dati personali), i dati aperti non risultano propriamente riferibili a determinate persone e sono predisposti per il loro riutilizzo libero e gratuito.

 

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