Testata iscritta al tribunale di Roma n. 129/2012 del 3/5/2012. ISSN: 2280-4188

Il Documento Digitale

AD UN FORNITORE DI ACCESSO A INTERNET PUÒ ESSERE ORDINATO DI BLOCCARE L’ACCESSO AD UN SITO WEB CHE VIOLA IL DIRITTO D’AUTORE

di Michele Iaselli

Corte di giustizia dell’Unione europea,sentenza nella causa C-314/12 del 27 marzo 2014

Un soggetto che mette a disposizione del pubblico su un sito Internet materiali protetti senza l’accordo del titolare di diritti utilizza i servizi della società che fornisce l’accesso ad Internet ai soggetti che consultano tali materiali. Pertanto, un fornitore di accesso ad Internet che consente ai suoi abbonati l’accesso a materiali protetti messi a disposizione del pubblico su Internet da un terzo è un intermediario i cui servizi sono utilizzati per violare un diritto d’autore.


 

 

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza nella causa C-314/12 del 27 marzo 2014 sancisce un importante principio in linea con l’orientamento espresso dalla Corte negli ultimi tempi. Secondo l’Organo Comunitario l’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, dev’essere interpretato nel senso che un soggetto che metta a disposizione del pubblico su un sito Internet materiali protetti senza l’accordo del titolare dei diritti, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, di tale direttiva, utilizza i servizi del fornitore di accesso ad Internet dei soggetti che consultano tali materiali, il quale deve essere considerato un intermediario ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva 2001/29.

Il caso di specie riguarda due società di distribuzione cinematografica la Constantin Film Verleih e la Wega Filmproduktionsgesellschaft, che a tutela di alcune loro produzioni facilmente scaricabili da un sito Internet ottengono dai giudici austriaci un provvedimento di inibizione all’UPC Telekabel Wien, fornitore di accesso ad Internet stabilito in Austria, di fornire ai suoi abbonati l’accesso a tale sito.
L’UPC Telekabel si oppone a tale ingiunzione in quanto ritiene che, all’epoca dei fatti, non aveva alcun rapporto commerciale con i gestori del sito incriminato e di conseguenza non sarebbe mai stato dimostrato che i suoi abbonati abbiano agito in modo illecito. Adito della controversia in ultima istanza, l’Oberster Gerichtshof (Corte suprema, Austria) chiede, quindi, alla Corte di giustizia di interpretare la direttiva dell’Unione sul diritto d’autore nonché i diritti fondamentali riconosciuti dal diritto dell’Unione.

La Corte, oltre a sancire il principio sopra enunciato, precisa a tale proposito che la direttiva, che tende a garantire un alto livello di protezione ai titolari di diritti, non richiede un rapporto particolare tra il soggetto che commette la violazione del diritto d’autore e l’intermediario nei confronti del quale può essere emessa un’ingiunzione. Non è necessario neppure dimostrare che gli abbonati del fornitore d’accesso consultino effettivamente i materiali protetti accessibili sul sito Internet del terzo, poiché la direttiva dispone che le misure che gli Stati membri sono tenuti ad adottare per conformarsi ad essa hanno l’obiettivo non solo di far cessare, ma altresì di prevenire le violazioni inferte al diritto d’autore o ai diritti connessi.

La Corte, inoltre, rileva che nell’ambito di una ingiunzione come quella del caso di specie, i diritti d’autore e i diritti connessi (che rientrano nel diritto della proprietà intellettuale) sono in conflitto principalmente con la libertà d’impresa di cui godono gli operatori economici (quali i fornitori di accesso ad Internet) nonché con la libertà d’informazione degli utenti di Internet. Orbene, quando diversi diritti fondamentali sono in conflitto fra loro, gli Stati membri sono tenuti a fondarsi su un’interpretazione del diritto dell’Unione e del proprio diritto nazionale tale da garantire un giusto equilibrio tra questi diritti fondamentali (principio del pari grado).

Approfondendo, quindi, la questione la Corte ritiene che, per quanto riguarda il diritto alla libertà d’impresa del fornitore di accesso ad Internet, non risulta che detta ingiunzione pregiudichi la sostanza stessa di tale diritto, poiché, da un lato, essa lascia al suo destinatario l’onere di determinare le misure concrete da adottare per raggiungere il risultato perseguito, con la conseguenza che esso può scegliere di adottare le misure che più si adattano alle risorse e alle capacità di cui dispone e che siano compatibili con gli altri obblighi e sfide cui deve far fronte nell’esercizio della propria attività, e, dall’altro, essa gli consente di sottrarsi alla propria responsabilità dimostrando di avere adottato tutte le misure ragionevoli.

 

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